Vacilla il regno dell’Olgiata

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Il territorio dell’Olgiata esiste da oltre 3 mila anni. Abitata dagli Etruschi che hanno costruito la città di Veio e una grande civiltà, è stata messa in ombra dall’Impero Romano. In seguito le terre dell’Olgiata furono contese da molte famiglie, gli Anguillara, gli Orsini e i Chigi, che combatterono i Papi. Intorno all’anno mille, il sistema feudale diede vita alla costruzione di un castello tuttora esistente. Nel 1566, una ricca famiglia di banchieri, gli Olgiati, che arrivò da Como pur essendo di origine milanese, comprò diversi pezzi di terra compresa l’Olgiata dal duca Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano. Nel 1577, Baldassare Olgiata decise di espandere il territorio dell’Olgiata comprando tutta l’area di Cesano per farne un feudo e per chiedere al Papa il titolo nobiliare di marchese. Dopo quattro anni, tuttavia, Cesano fu venduta. L’Olgiata andò successivamente in bancarotta e finì nelle mani della famiglia Chigi, fino al 1930, quando il marchese Incisa della Rocchetta la ricevette come dono di nozze dalla madre. Vi si stabilì con la moglie e la trasformò in un’azienda agricola modello, coltivando grano, orzo, avena e lino. Una piccola cappella, adiacente al castello, in cui si celebrava la messa fino a 40anni fa, faceva parte della parrocchia dell’Isola Farnese. 

A metà degli anni cinquanta questa magnifica oasi sulla via Cassia, a 20 chilometri dal Campidoglio, fu venduta alla Società Generale Immobiliare che costruì un grande campo da golf e cominciò la lottizzazione del territorio per costruirvi circa 400 ville unifamiliari e altre abitazioni (villette a schiera e alcuni edifici per appartamenti) oltre a un Country club in parte andato in malora. Il comprensorio chiuso e privato fu scelto da ambasciatori, imprenditori, attori e da molte persone amanti del verde, italiani e stranieri. 

La lottizzazione avvenne grazie a una Convenzione della durata di 40anni con il Comune di Roma e a questo scopo fu costituito un Consorzio che divenne il “palazzo reale” di questo piccolo regno. Il dominio visse momenti felici fino a quando il “re” era nominato dalla Società Immobiliare, in buona parte posseduta dal Vaticano. Con la crisi di questa società e la vendita di molti lotti di terreno tra gli anni Ottanta e Novanta i proprietari si moltiplicarono e il “palazzo reale” fu conteso. All’inizio, i contendenti erano persone di grande lignaggio e le intese furono facili da trovare. Man mano però che la popolazione del regno si allargava, cominciarono a comandare professionisti ma anche azzeccagarbugli. Lo dimostrano le centinaia di migliaia di  euro spese per cause di ogni tipo. Si cambiarono gli statuti, il metodo di votazione, la durata dei mandati di governo, perlopiù al fine di conquistare e mantenere il potere. Furono usate perfino le guardie, assunte per difendere i confini, per raccogliere consenso e rafforzare il regime. Tutte mosse che le persone ritenute più sagge giustificavano, per evitare che il palazzo reale venisse conquistato da abitanti che si pensava fossero pronti a consegnare le strade al Campidoglio, ovvero al popolo romano.  Quest’ultimo aveva acconsentito allo sviluppo del “regno” solo per 40 anni ma, per l’insistenza di uno degli abitanti più in vista del comprensorio, il professore Fernando Aiuti (allora consigliere del Comune di Roma), nel 2011 concesse altri 10 anni per la consegna delle strade “a norma”. Gli abitanti dell’Olgiata, però, non intendevano cedere il loro “regno” a nessuno e tanto meno al popolo di Roma. E non erano, e neppure lo sono oggi, disposti a pagare un  balzello per evitare di consegnare le strade e le altre opere che spetterebbero al Comune. Non sembrano disposti neppure a pagare 20 ettari di proprietà del Comune per  eliminare “un consorziato ingombrante” che chiede da tempo le strade dell’intero comprensorio e che potrebbe pretendere di farvi circolare chiunque. 

A soli sei mesi dalla scadenza della proroga, l’ultimo comandante dell’Olgiata non solo difende lo status quo e accusa il Campidoglio di non avere le idee chiare, ma sospetta che ci siano dei nemici dentro al regno che chiama i “soliti noti” e che definisce “ignoranti” . Il “regno”, egli sostiene, è destinato a durare fino alla fine del 2100, come è stato stabilito dai “sudditi” pochi anni fa, e non può essere ceduto. Anzi, se gli abitanti dell’Olgiata lo volessero il dominio potrebbe durare più a lungo. Ora, però, l’ultimo comandante del palazzo è di fronte a un dilemma. Solo un anno fa per potere regnare a lungo ha convinto i  “sudditi” che solo lui avrebbe potuto convincere il popolo di Roma a stare alla larga dal regno. Solo lui avrebbe potuto evitare che il Campidoglio dicesse alla fine del 2020: “il regno è mio e lo gestisco come voglio”. Ma l’ora della verità, ovvero la scadenza della proroga si avvicina e i “sudditi” appaiono inquieti. Per tranquillizzarli il “re”pubblica un proclama, attraverso un banditore denominato la Quercia, in cui afferma che “i soliti noti” (che sarebbero i cantastorie come Olgiata Nostra), complotterebbero con il nemico, solo per aver rivelato le missive infuocate  tra il “regno” e il Comune di Roma. Si tratta sicuramente di disfattisti, che mettono in pericolo un’oasi che vive da oltre tremila anni. E che sembra caduta in mani vacillanti. 

I SOLITI NOTI