Sono passate 72 ore da quando abbiamo pubblicato la quarta puntata della nostra inchiesta sui rapporti tra il Consorzio e il Comune di Roma e questa volta pur avendo dato una notizia bomba, ovvero che il presidente Bernardi è convinto che la modifica della Convenzione del 2004 tra Roma Capitale e Sales sud sia nulla, non è stata opposta alcuna smentita.

Possiamo quindi continuare a informare i nostri lettori serenamente su una vicenda che ha un valore determinante per il futuro del comprensorio, per la qualità della vita dei suoi abitanti e per il valore dei loro immobili. Una vicenda che, malgrado la sua straordinaria importanza, non viene discussa se non di rado nello stesso Cda del Consorzio. Né tanto meno nelle più recenti assemblee dove pure qualche informativa è stata data. Per esempio, nel motivare l’approvazione del 1 punto all’ordine del giorno dell’assemblea del 1 dicembre scorso, ovvero le iniziative sul verde attrezzato, l’avv. Bernardi ha informato a suo modo i consorziati, avendo affermato che “con D.D. 1198 del 15.12.2011 Roma Capitale ha differito per la SALES SUD (come già detto, avente causa della SOGENE s.p.a, a sua volta incorporante la Olgiata Romana s.p.a. firmataria della Convenzione originaria) fino al 15.12.2020 i termini di consegna delle aree pubbliche (per 244.000 mq.) e delle relative infrastrutture (rete stradale principale, rete di fognatura, impianto di inaffiamento ed impianto di illuminazione pubblica) e delle aree di riserva destinate ad attrezzature scolastiche e a verde ricomprese all’interno del comprensorio convenzionato”. Non che ciò non sia formalmente vero, ma come fa a non precisare che anche questa delibera è nulla, esattamente perché non era la Sales sud l’avente causa della Sogene, come ha fatto giustamente notare nella lettera al Comune del 17 maggio 2017, di cui gli Olgiatesi hanno scoperto l’esistenza nella scorsa puntata della nostra inchiesta?

In questa confusione giuridica, il Comune pretende di ottenere la cessione delle opere di urbanizzazione, come rileva lo stesso Consorzio quando fa sapere, a margine della discussione sul verde attrezzato  che “la Convenzione tra Comune e Consorzio si avvia, tra pochi anni, alla scadenza, e, se non venisse accolta l’offerta della Comunità di proseguire nella autogestione dei servizi e delle opere di urbanizzazione, queste ultime dovranno essere cedute e prese in carico dal Comune, che intenderebbe acquisire le infrastrutture primarie (strade, depuratore, acqua irrigua). Ove il Comune procedesse alle acquisizioni, non ci sarebbero più varchi di accesso, le strade principali diventerebbero pubbliche, le aree per i servizi pubblici e per il verde dovrebbero essere cedute ed attrezzate. Tanto significherebbe la fine di un modello insediativo chiuso e protetto e la definitiva omologazione dell’Olgiata ad un ordinario quartiere della città. La vanificazione del desiderio della Comunità di vivere in una gated community, sicura ed autogestita”.

I pochi anni di cui parla il Consorzio, in effetti sono solo 21 mesi e il condizionale che usa per definire le iniziative di Roma Capitale è fuorviante, perché il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, come abbiamo visto con la lettera del 9 febbraio 2018, a parte il “disguido sulla fideiussione” lamentato dal Consorzio, da tempo attende “una relazione tecnica che indichi lo stato di avanzamento delle attività finalizzate al reperimento e/o alla produzione della documentazione tecnica necessaria alla consegna delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria all’interno del comprensorio” nonché gli altri adempimenti tecnici pure indicati nella stessa lettera.

Possibile che i consorziati non siano preoccupati per la scadenza imminente? Possibile che i cinquanta dipendenti del Consorzio, che fra meno di due anni rischiano di essere licenziati, non manifestino anch’essi il desiderio di sapere? E come sta rispondendo il Consorzio alle richieste di Roma Capitale? Nell’ultima nota in nostro possesso, del 19 luglio 2018, l’avv. Bernardi scrive agli architetti del Dipartimento Programmazione per ottenere un altro colloquio, “vista la proroga del 2012” (in verità del 15 dicembre 2011). “Saremo disponibili e lieti di una Vostra convocazione”, egli scrive, “che ci consentirebbe di meglio illustrare le aspirazioni e le ragioni (anche se già da voi conosciute) degli abitanti (circa 9000) amministrati dal Consorzio”. Ora non si capisce bene cosa il presidente del Consorzio volesse dire con questa nota, avendo ammesso che “le aspirazioni e le ragioni dei Consorziati sono già da voi conosciute”. Come sembrano lontani i giorni in cui l’avvocato aspirante presidente del Consorzio dichiarava a Olgiata Nostra: “non andremo al Comune con il cappello in mano!”. Possibile che né lui né il suo vice, Pierandrea Felici, abbiano capito che le istanze dei consorziati non si spiegano ai tecnici del Comune, ma ai suoi massimi rappresentanti politici? O forse hanno tentato di farlo e non ci sono riusciti? (5. Continua)