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Bernardi chiede la proroga del Cda del Consorzio che propone di dimezzare cambiando lo Statuto

Sabato 26 maggio si svolgerà l’annuale assemblea del Consorzio Olgiata con una richiesta ai consorziati di una proposta senza precedenti da parte del Cda guidato dall’avv. Giuseppe Bernardi. I consorziati saranno chiamati non solo ad approvare il bilancio consuntivo del 2017 e preventivo del 2018, ma anche a modificare lo Statuto per la seconda volta nel giro di pochi anni.

Dopo una riunione molto vivace dell’ultimo Consiglio, il presidente Bernardi è riuscito a convincere i consiglieri sull’opportunità di prevedere una proroga dell’attuale esecutivo del Consorzio per tentare di risolvere i problemi più importanti del comprensorio, ovvero la definizione del rapporto con il Comune di Roma e la trattativa con il gruppo Parnasi per il rifacimento dell’impianto irriguo. Il nuovo statuto dovrebbe dare facoltà all’assemblea di prorogare di un anno o due il mandato del Consiglio in carica e prevedere il taglio dei consiglieri da un massimo di 10, come prevede l’attuale testo, a non più di cinque. E’ soprattutto questa misura, da tanto tempo accarezzata dall’attuale presidente per far tacere una possibile opposizione all’interno del Consiglio, che ha sollevato perplessità in molti consiglieri e perfino nel collegio dei sindaci, soprattutto quando è stata ventilata l’idea di introdurre una nuova figura al vertice del Consorzio: un amministratore delegato!

A otto mesi dalla scadenza del mandato del presidente Bernardi e di molti consiglieri la mossa sembra piuttosto ardita e destinata a creare un ampio dibattito all’interno del comprensorio. L’idea di cambiare lo statuto per allungare la vita del Cda va inquadrata nella situazione delle problematiche del Consorzio. Vediamo quali sono. Innanzitutto la decisione del Comune di Roma del 2011 con la quale l’acquisizione delle opere di urbanizzazione del comprensorio è stata prorogata al massimo fino al 2020. Sono trascorsi sei anni e poco o nulla è stato fatto dal Consorzio per evitare che il Comune eserciti questa facoltà. La trattativa con il Comune che era stata avviata alcuni mesi fa da Bernardi con l’ausilio del prof. Fernando Aiuti, ex consigliere del Comune e quindi con vaste conoscenze nella burocrazia interna del Campidoglio, ha registrato una svolta con l’avocazione da parte del presidente di ogni decisione.

La richiesta di proroga del Consiglio da parte del presidente del Consorzio appare oggi come una chiara ammissione di impotenza, o quanto meno di consapevolezza che la trattativa andrà per le lunghe, oltre l’assemblea del 2019, quando il Cda dovrebbe essere rinnovato per statuto. E’ necessario che tutto il Cda resti in sella per portare a termine questa trattativa, o il presidente Bernardi, che fu già incaricato dall’ex presidente Maurizio Munno di avviare i colloqui con l’avvocatura del Comune oltre cinque anni fa, potrebbe coadiuvare il nuovo presidente che i consorziati vorranno eleggere nel 2019?

L’altro argomento importante, soprattutto per la sua rilevanza economica, riguarda l’impianto irriguo del comprensorio, la cui sostituzione potrebbe costare ai consorziati circa 8 milioni di euro, se non se ne dovesse occupare il gruppo Parnasi in esecuzione di una sentenza da troppo tempo passata in giudicato, il cui merito va ascritto al compianto avv. Monaco. Il presidente Bernardi sta conducendo da qualche anno la trattativa senza ancora aver convinto Parnasi ad eseguire i lavori. Nel frattempo la società del noto costruttore romano è stata messa in liquidazione e la difficoltà di raggiungere una soluzione positiva appare più difficile. Anche in questo caso se i tempi si allungassero (la questione va avanti da oltre un decennio) l’avv. Bernardi potrebbe affiancare il nuovo Consiglio. Perché quindi stravolgere lo statuto per risolvere questi annosi problemi?

Ancora più inquietante sembra l’altra proposta di riduzione dei membri del Cda a cinque, con la conseguenza che la maggioranza si restringerebbe a tre persone che potrebbero prendere qualsiasi decisione a nome dei consorziati. Che questa proposta venga oggi avanzata da un consiglio affiatato, che in maniera compatta era riuscito a stravincere le elezioni due anni fa, grazie all’alleanza tra Olgiata Nostra e la Pro Olgiata, deve comunque far riflettere. Significa che all’interno del Consiglio non c’è armonia e che qualcuno pensa di guidare in beata solitudine il Consorzio. Nessun presidente aveva mai osato tanto!

Enrico Morelli

 

 

 

  

 

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