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Il presidente del Consorzio Giuseppe Bernardi ha ieri insistito sulla necessità di cambiare lo Statuto per eleggere un Cda snello di cinque membri,...

Ho riletto oggi la lettera che il prof. Fernando Aiuti ha inviato giorni fa a Olgiata Nostra e mi auguro che tutti i consorziati possano fare altrettanto prima di recarsi all’assemblea del 26 maggio, sia per chiedere tutte le spiegazioni del caso sia per votare consapevolmente sulle proposte del Cda guidato dall’avvocato Giuseppe Bernardi. Il Cda, invero solo una parte, visto che tre consiglieri hanno votato contro e lo stesso Aiuti (che dice di aver votato a favore) se ne è già pentito, chiede ai consorziati una proroga di due anni e una drastica modifica dello Statuto sulla composizione del prossimo consiglio, che da un massimo di dieci membri (per anni è stato fissato a nove) dovrebbe restringersi a cinque, con l’effetto che la maggioranza si ridurrebbe a tre. Da dove nasce una modifica così dirompente e con quale metodo viene portata avanti?

Già nel corso del primo mandato, l’avvocato Bernardi, di fronte all’opposizione interna (Apostolo, Santiapichi, Poletto e Poceck) sognava un consiglio di solo cinque persone e un consiglio più coeso. Il tentativo di far passare tutte le decisioni all’unanimità, che pure all’inizio gli era riuscito cedendo incarichi all’opposizione, come per esempio la sicurezza a Poceck, la gestione degli affari legali in parte delegata  all’avvocato Santiapichi, la gestione del personale ad Apostolo, il sito del Consorzio alla Poletto, si era infranto di fronte alla proposta di modificare lo Statuto, alla transazione delle aree verdi con la Sales sud e al riconoscimento giuridico del Consorzio. Ne è scaturita una battaglia in cui le due associazioni più longeve dell’Olgiata, la Pro Olgiata e Olgiata Nostra, si sono schierate a fianco di Bernardi e contro il blog Olgiatalife e la piccola Tutela Olgiata di Saturni. Il risultato di questa battaglia è noto: con oltre il 90% dei voti i consorziati hanno eletto la squadra guidata da Bernardi e Felici. Le associazioni Pro Olgiata e Olgiata Nostra sono state determinanti per coaugulare un consenso “bulgaro”.

Questo prezioso consenso si è però disperso nel corso del secondo mandato dell’avv. Bernardi, sia perché quest’ultimo si è dimesso dall’associazione Olgiata Nostra, sia perché tra il Cda e i consorziati si è incrinato il rapporto di fiducia a partire dall’affare Ribot. Ma c’è di più. E’ stato modificato l’iter con il quale fino a ieri si formava il consenso, ovvero la discussione dei temi più importanti del comprensorio attraverso gli incontri con i consorziati promossi dalle associazioni. E’ stata perfino criticata la partecipazione di alcuni consiglieri alle poche riunioni svolte dalle associazioni!

Non si è mai visto, comunque, che una modifica statutaria venisse calata dall’alto. E oggi sorprende non poco che la decisione di Bernardi sia stata avallata dal vice presidente Felici, che per anni ha guidato la Pro Olgiata e che è stato l’estensore di buona parte dello Statuto nuovo che oggi regge il Consorzio. Come mai Felici ha cambiato idea? Per chi non lo sapesse, l’ex presidente della Pro Olgiata ritiene che nel Cda non debbano esistere “partiti”, ovvero rappresentanti delle associazioni, allora perché quando ci sono da raccogliere le deleghe è il primo a ricorrere alle associazioni e ai suoi membri? Come spiega oggi la svolta decisionista, se non proprio autoritaria, voluta da Bernardi? Perché si preoccupa di dimezzare oggi il Consiglio di domani? Forse ha già in mente i suoi componenti? Anche lui conosce i nomi che già cominciano a circolare?

Infine, come mai il Cda si preoccupa di snellire se stesso e non si preoccupa che le materie più importanti, dalla trattativa con il Comune di Roma a quella con Parnasi per il rifacimento dell’impianto irriguo, sia stata avocata dal presidente senza alcuna delibera dello stesso Consiglio? A cosa serve, infine, una proroga per tutto il Cda se le questioni più importanti non vengono condivise,  come sostiene il prof. Aiuti?  

Enrico Morelli

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