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“L’Olgiata di domani sarà migliore di quella di oggi”, ha detto recentemente il presidente del Consorzio, avv. Giuseppe Bernardi al periodico La Quercia. Anche il consigliere prof. Fernando Aiuti se lo augura, ma i due non sembrano concordi sui modi per raggiungere l’obiettivo. Per esempio, sui rapporti con il Comune di Roma, Bernardi è convinto che il Campidoglio debba fare un passo indietro, ovvero rinunciare alla richiesta delle opere e impianti di urbanizzazione (strade, impanti di depurazione, illuminazione etc.) contenuta nella determina del 2011, che dava nove anni di tempo massimo per la consegna alla società Sales sud (che a sua volta li ha ceduti qualche anno fa al Consorzio, insieme a circa 55 ettari di aree inedificabili).  Aiuti, pur augurandosi altrettanto, forte della sua esperienza come assessore al Comune di Roma, sostiene che ci si potrebbe accontentare di un piano B, ovvero di un’altra proroga di nove anni. Chi dei due ha ragione?

Bisogna leggere la Convenzione con il Comune di Roma scaduta nel 2008 per trovare la risposta. Bernardi ha studiato bene la Convenzione ed è arrivato alla conclusione che essa non prevede l’obbligo per il Comune di acquisire le opere di urbanizzazione. E’ la tesi che Olgiata Nostra sostiene da anni. Il Comune naturalmente ha la facoltà di chiedere tutte le opere e lo ha già fatto concedendo una proroga per la consegna di nove anni, un tempo congruo ottenuto proprio dal prof. Aiuti, per rafforzare il Consorzio e metterlo in grado di ambire all’autonomia gestionale, che esercita da mezzo secolo. Il Consorzio oggi è più forte di otto anni fa, sia perché ha modificato il suo statuto, sia perché la sua vita si è allungata fino al 2100. Si può rafforzare ancora di più, come auspica Bernardi con un direttore e un presidente dotati di spiccate capacità manageriali, addirittura ipotizzando l’Olgiata come XXI municipio di Roma?

A noi sembra che l’avvocato che nel 2010 è riuscito a bloccare lo statuto di un Consorzio che puntava ad allargare le sue funzioni e ad acquisire piena autonomia gestionale oggi accarezzi l’idea che aveva combattuto . Bernardi, invece, fa bene a rifiutare altre proroghe. La Convenzione è scaduta da 10 anni e il Comune deve decidere se veramente vuole acquisire le strade e le altre opere di urbanizzazione con i relativi oneri di gestione oppure se accettare che se ne occupi il Consorzio Olgiata, almeno fino al 2100, o alla sua scadenza. I consorziati si sono accollati un anno fa spese straordinarie per 1,5 milioni di euro per migliorare la sicurezza del comprensorio e per realizzare altre opere, dall’illuminazione di alcune strade all’apertura del terzo varco verso la metro Olgiata. Altri investimenti saranno necessari nei prossimi anni per l’impianto di irrigazione, che difficilmente sarà pagato dalla società Parnasi oggi in liquidazione, e per completare l’illuminazione delle strade che ancora ne sono prive. Lavori che costeranno diversi milioni di euro e che anche se spalmati su più anni appesentiranno le quote consortili. Pensare che gli Olgiatini paghino per le infrastrutture e il Comune le possa acquisire in qualsiasi momento è la cosa meno intelligente che si possa fare. Ecco perché Bernardi cerca la soluzione finale e non un semplice compromesso.

Sulla futura gestione del Consorzio siamo invece più vicini al prof. Aiuti quando invoca una scelta collegiale per la nomina del nuovo direttore. E siamo convinti che un Consiglio di nove persone non vada ridotto né a cinque né a tre se si vuole che esso sia rappresentativo dei consorziati e che al suo interno possano formarsi ed esprimersi opinioni  diverse, proprio come in questo momento in cui si assiste a una dialettica tra Bernardi e Aiuti sui rapporti con il Comune di Roma, ma anche ad altre differenze di opinioni tra i consiglieri, per esempio sulla raccolta dei rifiuti urbani, un argomento che sarebbe bene affrontare alla luce del sole.

 

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