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La chiusura netta del Golf Club dell’Olgiata a una mezza dozzina di incontri culturali di alto livello organizzati dalla coordinatrice dell’International Cultural Club dell’Olgiata, Ivana Minguzzi, è difficile da spiegare. Soprattutto dopo che il presidente del Circolo, Giovanni Sernicola, ha abituato i soci a condividere  le scelte del direttivo con informazioni dettagliate e puntuali distinguendosi (in positivo) rispetto all’attuale presidenza del Consorzio Olgiata. Questa volta nessuna comunicazione al riguardo è stata data ai soci, nessun sondaggio è stato effettuato. Ma quel che è più grave, si è deciso di rispondere con il silenzio alle numerose richieste di continuare gli incontri, puntualmente pubblicate dal nostro blog e fatte pervenire anche direttamente alla presidenza del Circolo.

Siamo certi che alla prossima riunione dei soci del Golf, prevista in ottobre per parlare del consuntivo dell’anno e del bilancio preventivo del 2018, l’attenzione sarà concentrata sul numero dei soci dimissionari e sul numero dei nuovi iscritti, da cui dipenderà l’ammontare della quota del prossimo anno, e non sulla netta chiusura nei confronti dalla cultura inopinatamente manifestata da un circolo che, grazie alle opere realizzate sotto la presidenza Pischiutta, è riuscito a figurare per qualità dei suoi campi e dei suoi servizi tra i primi 100 club golfistici del mondo.

Eppure la decisione del direttivo guidato da Sernicola andrebbe discussa sia dai soci del Golf sia dai residenti dell’Olgiata. Il Golf è sì un’associazione privata, ma opera in un comprensorio gestito dal Consorzio Olgiata, il cui statuto gli riserva un trattamento speciale con una quota contributiva irrisoria. Nel primo statuto del Consorzio Olgiata al Circolo del Golf furono attribuiti solo 10 mila carati del milione da ripartire tra i residenti, ovvero l’1 per cento,  mentre la sua estensione è pari a quasi il 7 per cento del comprensorio. Peraltro oggi il Golf contribuisce alle casse del Consorzio per circa 7 mila carati avendo scambiato una parte della proprietà con il “semibrado”, una costruzione all’ingresso del circolo, una speculazione edilizia che a suo tempo fu perseguita penalmente nei confronti del costruttore. A dire il vero il Golf (tra la spa che rappresenta la proprietà, guidata da Andrea Pischiutta, e il circolo sportivo guidato da Giovanni Sernicola) hanno dimostrato recentemente grande disponibilità nei confronti del comprensorio concedendo in uso una parte del terreno su cui dovrà sorgere il nuovo marciapiede che partirà  dall’ingresso nord e permetterà di valorizzare il comprensorio anche con la vista del laghetto dell’Olgiata.  Appare quindi veramente miope la scelta di non concedere una sala per gli incontri culturali una volta al mese. Vogliamo ancora augurarci che il Circolo del Golf cambi idea. 

Diceva Giulio Andreotti: “a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina”. Oggi c’è chi ha il sospetto che dietro il riuscito tentativo...

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