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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera dell’ambasciatore Vincenzo Prati, in memoria di Salvatore Trapani, residente all’Olgiata da molti anni. Una riflessione che riguarda tutti gli Olgiatini.

Caro direttore, vorrei che tu pubblicassi nel blog di Olgiata Nostra una riflessione che mi è venuta spontanea dopo aver partecipato alla messa che sua moglie Giulia e figli e nipoti hanno dedicato nella chiesa di San Pancrazio a Salvatore Trapani: vicino di casa nostra per molti anni qui all’Olgiata, Salvatore  è morto a 82 anni nella sua Sicilia nel modo strano, come è la vita, di perdere il controllo della sua auto forse per un ictus.

A volte ci chiediamo come ci si debba meglio organizzare nella nostra comunità dell’Olgiata per rendere questa convivenza bella non solo per il verde e le ville raffinate ed i fiori ma anche per la qualità della vita. La sicurezza, la gestione dei rifiuti, la manutenzione delle strade e delle altre infrastrutture, la gestione del verde pubblico e l’utilizzo migliore del Golf Club o della grande Piscina comune o del Ristorante Ribot in espansione, la nobile Chiesa all’ingresso Sud. Sono tutte cose importanti. Il Consorzio dell’Olgiata è il nostro governo ed insieme un nostro parlamento e anima una fitta nostra partecipazione politica alla sua gestione. Ma i sentimenti di amicizia che si sviluppano in anni e decenni non sono in fondo quelli il cemento più forte che tiene insieme le vite di tutti noi in questa nostra bella e originale comunità dell’Olgiata ?

Salvatore e Giulia e i loro figli Mario e Stefania abitavano nella Piazzetta in cui noi abbiamo preso casa negli anni Ottanta. Era la nostra prima casa. Cosa avevamo in testa ? Tornavamo Nariko ed io e le nostre figlie Anna e Giulia  dalla prima sede: Pechino. Ci preparavamo ad andare nella seconda sede:  Washington. Eravamo all’inizio del nostro vagabondaggio diplomatico. Le nostre figlie giocavano con Mario e Stefania e la bambina di altri amici che era Cristiana e suo fratello Marco. Salvatore, una decina d’anni più vecchio di me,  era sempre ironico e volgeva tutto in ridere. Brevi conversazioni sull’uscio di casa.

La vita ti strattona da una parte e dall’altra. Siamo andati ad Algeri e poi a Bonn. Abbiamo venduto la nostra prima casa per comprare un terreno più grande sempre all’Olgiata. Ci siamo un po'  persi di vista con Salvatore. Poi finalmente abbiamo costruito una bella casa su quel terreno e ormai in pensione siamo tornati a vivere all’Olgiata. Con Salvatore ci siamo ritrovati con la stessa familiarità degli inizi. Ricordo ancora un suo commento. Lui siciliano a me lombardo. Tu ormai sei uno dei nostri: mi ha detto. Come per svelarmi un dato di fatto. Intendeva che ero diventato un po' siciliano anch’io ?

Credo piuttosto che intendesse che anch’io come lui ero naturalmente parte della stessa nostra comunità come del resto i nostri figli e nipoti. Già perché nel frattempo erano nati i nipoti. La comunità dell’Olgiata. Ci eravamo adattati gli uni agli altri. Anche la giapponese. Mia moglie Nariko in questi esercizi di integrazione comunitaria è sempre stata più avanti di me.

L’ultimo ricordo che ho di Salvatore è la riunione litigiosa del consorzio dell’Olgiata. Ci siamo scambiati qualche frase. Poi tutti seduti davanti al competente Presidente del consorzio che dirigeva la riunione e distribuiva la parola. Io ero seduto accanto ad alcuni altri vecchi amici nel mezzo della platea e vedo che Salvatore prende la parola e sembra fare una sua breve arringa rissosa ma poi tornando a sedersi si rivolta verso di me e mi strizza l’occhio sorridendo. Gli ho fatto un cenno della mano.

La vita ci strattona tutti. Non c’è tempo per fare tutto quello che vorremmo e potremmo fare insieme. Uscendo dalla chiesa di San Pancrazio mi sono detto che dovremmo trovare il tempo per coltivare le amicizie e per essere protagonisti attivi della comunità in cui viviamo che per noi è l’Olgiata. La vita ci mette insieme a caso e se cresce una vera amicizia non è quella amicizia il fondamento di ogni vero governo ? Ecco vuole essere questa una mia ultima conversazione con l’amico Salvatore ed insieme una riflessione sulla ricerca che oggi ci assilla tutti di una vera democrazia moderna.  

Vincenzo Prati

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