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Paola Villa rivela i motivi di contrasto all'origine della sua defenestrazione

Sul caso Villa né il presidente del Consorzio né il Consiglio di amministrazione dello stesso Consorzio hanno voluto rispondere ai numerosi interrogativi posti da Olgiata Nostra, da consiglieri come il prof. Fernando Aiuti e da diversi consorziati. Ma quali sono le opinioni dell’ex consigliere del Consorzio che hanno causato la sua misteriosa defenestrazione? Olgiata Nostra ha posto alcune domande alla dott.ssa Villa nel tentativo di informare meglio i lettori e far conoscere le cause all’origine della “rappresaglia” contro l’ex consigliere.

D. Dr.ssa Villa conferma che in CdA si è espressa contro le proposte di modifica dello Statuto ?

R. “Avendolo praticamente anticipato alcuni membri del CdA,  si lo confermo, aggiungendo che il voto contrario mio e di altri consiglieri è stato ampiamente e adeguatamente motivato in CdA”.

D. Può darci allora la sua versione dei fatti di quanto avvenuto nel CdA anche in relazione alla polemica sul verbale?

R. “Mi preme chiarire innanzitutto che ritenendo doveroso da parte di un consigliere motivare e argomentare qualsiasi parere, soprattutto se contrario, anche per rispetto verso il/i proponente/i, mi è parso che il verbale, per poter essere posto all’approvazione, dovesse riportare la sintesi delle posizioni espresse, oltre alle stesse argomentazioni espresse a supporto del voto contrario. E’ evidente che ero in errore, e che c’è sempre da imparare per chi è poco esperto! Venendo comunque all’oggetto della proposta va evidenziato che lo Statuto attuale contempla la possibilità di nominare un Consiglio a partire da 6 membri e fino a 10. Pertanto non trovo sensato, oggi, modificare una norma statutaria che già consente CdA molto snelli con appena 6 consiglieri. Tra l’altro, non mi convince la proposta di eliminare la flessibilità consentita dalla attuale forchetta da 6 fino a 10, che è una formula che troviamo presente nella stragrande maggioranza degli statuti di enti simili al nostro e che preserva in capo alla Assemblea il potere di decidere liberamente, ad ogni rinnovo elettorale, la composizione del CdA. Né mi convince la giustificazione che, vincolando il numero a soli 5 consiglieri si faciliti una strategia elettorale tesa a prevenire, per quanto possibile, il rischio di avere un Cda diviso tra una maggioranza e una minoranza. Anche io, in passato, ho criticato – tecnicamente - una proposta basata sull’introduzione del voto di lista avente l’obiettivo di blindare la presenza in CdA di consiglieri espressione di minoranze. Se da un lato riconosco le difficoltà di lavorare gomito a gomito con chi la pensa diversamente, dall’altro, credo che una volta divenuti “consiglieri” occorra fare il massimo sforzo per governare insieme, al fine di salvaguardare l’interesse generale dei consorziati”.   

D. Cosa in particolare non la convince di un CdA di soli 5 componenti ?

R. “Il rischio che un domani solo 3 consiglieri possano decidere spese per milioni di euro, per un comprensorio dove vivono quasi 10 mila abitanti, con tipologie di immobili anche molto diverse tra loro, e dove coesistono anche due/tre grandi club sportivi all’interno (che potrebbero - perché no ? - un domani volersi candidare nel CdA, già ristretto a 5). Per sostenere la necessità di un CdA snello si è preso a paragone il volume del nostro bilancio con il fatturato di una media impresa che deve affrontare il mercato. Ma non mi risulta che il nostro comprensorio sia un Consorzio di impresa. Se il nostro ente non ha finalità di impresa, ma è una associazione costituita tra proprietari per gestire attività e servizi in comune, a me sembra che il compito del CdA sia quello essenzialmente di gestire una spesa “comune” per servizi ed attività di manutenzione e vigilanza del comprensorio. Per gestire questa spesa “comune” che proviene dalle risorse dei consorziati mi pare necessaria una Governance che garantisca un equilibrato livello di ponderazione e la massima rappresentatività dei residenti”.

D. Si sostiene che un CdA di 5 sia più “manageriale”. Quale è il suo parere per il lungo periodo ?

R. “Nulla esclude che la Governance venga improntata in modo manageriale, anche se il CdA è più allargato visto che anzi consente la formazione di decisioni “più ponderate” nell’interesse comune. Non vedo come e perché un CdA di 7 o 9 consiglieri non possa essere “manageriale” tanto quanto uno di 5 consiglieri. Il Consorzio poi non deve decidere come “vendere” un prodotto sul mercato, o se “quotarsi in borsa”. Stiamo parlando di gestire un’ attività - obbligatoria –di manutenzione, quindi, di come spendere nel modo più efficace le risorse dei consorziati e di renderne loro conto. A  me pare poi che il “nocciolo” della motivazione dei fautori del “CdA a 5” sia la convinzione che risulti “più efficiente” confrontarsi con un nucleo ristretto di consiglieri rispetto ad un CdA allargato (per esempio a 9) dove è più elevata la probabilità di andare incontro a spaccature e/o differenziazioni e, quindi, diventi più impegnativo mantenere il CdA “allineato”. Insomma con questa ottica, che per un verso mi fa sorridere, mi chiedo con quale debolezza intrinseca un CdA di 5 consiglieri verrebbe investito della responsabilità del compito di gestire le risorse di una grande collettività se alla base di questa scelta di Governance  è subordinato l’obiettivo di sottrarsi ad un confronto più collegiale o all’impegno di saper tenere un team affiatato e continuamente stimolato a produrre idee, soluzioni e, in defintiva a individuare strategie”.

D. Oggi il 65% delle nostre risorse se ne va in stipendi e la forcella di spesa sulla quale “fare strategia” è ridotta. Da qui qualcuno deduce che se così stanno le cose,  5 consiglieri possono essere sufficienti.

R.  “Nel medio termine mi pare invece che occorrerà programmare nuovi investimenti e comunque la stessa attività statutaria di manutenzione e di vigilanza, con le nuove tecnologie presenti e le nuove normative (basti pensare alla nuova normativa sulla privacy) ecc e altro, oggi richieda una gestione scrupolosa e anticipata rispetto al verificarsi degli eventi. Ora si è partiti dalla sicurezza sul perimetro e agli ingressi, ma la generazione degli olgiatini di domani potrebbe decidere nuovi investimenti in sicurezza o sulle infrastrutture che sono obsolete, oltre a chiedere di completare  l’illuminazione dove manca. C’è poi un patrimonio verde da salvaguardare; mi ha colpito, per esempio, la domanda di una consorziata in Assemblea che ha chiesto cosa si pensava di fare per mantenere il patrimonio verde,  considerato che si è verificata la morte di varie querce “centenarie” in conseguenza della siccità dello scorso anno”.

D. Quali possono essere le ulteriori riflessioni da fare per il futuro del Consorzio ?

R. “A prescindere dal numero dei consiglieri del CdA, quello che oggi è maggiormente urgente affrontare è la riorganizzazione degli uffici consortili. La parte amministrativa è aggravata ad esempio da software che non parlano tra di loro, con la conseguenza che diverse operazioni di contabilizzazione debbano essere doppiate in una inutile perdita di tempo. L’ufficio tecnico è in realtà retto da una persona che presto andrà in pensione. Il Direttore sembra che vada in pensione anche lui. Quest’anno di grandi lavori interni consortili si è reso in modo del tutto evidente che sarebbe opportuno rafforzare questa parte di organico, creando una piccola vera area “tecnica” capace di organizzare e seguire la direzione dei lavori interni, come anche di sovrintendere (per i dovuti controlli) ai lavori di continuo ripristino che sono fatti da Acea, o altre ditte ecc. Questa situazione si riflette nella necessità che sia lo stesso CdA a supplire spesso in prima persona a compiti di gestione normalmente affidati alla struttura amministrativa. Quindi prima di correggere lo statuto sul numero previsto di consiglieri, che mi pare un obiettivo da spostare in una fase semmai successiva, non è più urgente definire più strategicamente questa riorganizzazione con la quale i futuri CdA dovranno rapportarsi  e poi, una volta che la struttura consortile sia sufficientemente capace di funzionare riflettere sulla composizione del CdA?”    

D. Cosa ne pensa dell’attività del CdA ?

R. “Questo CdA è riuscito a fare significativi passi in avanti rispetto a una serie di questioni aperte, legate al passato, molte delle quali anche approfondite ed indirizzate durante il CdA precedente (anche se c’era una maggioranza e una minoranza), che seppure partecipato da consiglieri dal profilo più che competente ed adeguato al ruolo, probabilmente, ha scontato un clima non idoneo a favorire il superamento di “schemi” di appartenenza. Auguro ogni successo per il migliore proseguimento di questo Cda e ringrazio moltissimo i consiglieri con i quali ho condiviso con entusiasmo la parte di lavoro assegnata”.

Redazione Olgiata Nostra

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