Saviotti ricorre all’arma dell’amministratore giudiziario

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera del proprietario del Castello Olgiata,  dott. Giorgio Saviotti cui ci auguriamo il presidente del Consorzio, avv. Giuseppe Bernardi, vorrà rispondere. 

Cari consorziati, intendo portare a Vostra conoscenza le mie perplessità sui poteri del Presidente a trattare a nome dei Consorziati con il Comune di Roma, a seguito delle seguenti sentenze:

  1. Il Tribunale di Roma con la sentenza n.13428/2010 e successivamente con la sentenza n. 20162/2015, ha stabilito che le delibere del Consorzio aventi ad oggetto le modifiche statutarie, volte a conferire al Consorzio il potere di contrarre finanziamenti, acquisire aree, concludere convenzioni urbanistiche etc.. sono nulle perché contrarie alle finalità del consorzio di manutenzione, quale è il Consorzio Olgiata. 
  2. La Corte di Appello di Roma con la sentenza n.2570/2016 ha dichiarato che “le carature applicate dal Consorzio ai fini del calcolo del quorum assembleare sono illegittime”;  il che inficia tutte le delibere adottate con tali carature.
  3. Veniva quindi affermato dai Giudici che è necessario il consenso di tutti i consorziati per deliberare su questioni che incidono sui diritti individuali dei singoli consorziati.
  4. Gli organi rappresentativi del Consorzio Olgiata, in spregio alle decisioni della autorità giudiziaria, reiteravno assemblee in contrasto con le pronunce indicate, per cui il sottoscritto nell’aprile 2016 presentava una denuncia querela al Tribunale di Roma ex art.388 codice penale. 
  5. Inoltre si evidenzia che il Tribunale con le sentenze indicate ha condannato il Consorzio al pagamento delle spese legali, spese che il Consorzio dovrà rivalersi nei confronti degli amministratori vista la perseveranza di questi ultimi a continuare ad agire contro le sentenze del Tribunale di Roma e della Corte di Appello di Roma.
  6. Si rileva inoltre: 

-la regione Lazio con determina del 1.6.2016 esprimeva il diniego al riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato del Consorzio Olgiata, come richiesta

dal Consorzio; 

-in data 31.07.2020 è stato depositato dal Castello Olgiata e da altri consorziati, un ricorso al Tribunale di Roma (rg9717/2020) per la revoca giudiziale del Consiglio di amministrazione del Consorzio, per svariati motivi di illegittimità  dello stesso, tra  i qualila nullità del rinnovo del Cda in carica deliberata in violazione delle norme dello Statuto. Siamo in attesa della fissazione della udienza.

-risulta che il Vice Presidente del Consorzio si è dimesso dal Cda essendo in dissenso con l’attuale gestione.

Conseguentemente tutte le delibere del Consorzio Olgiata volte a modificare lo Statuto Originario e ad acquisire aree, terreni e manufatti sono nulle senza l’adesione della totalità dei consorziati.

Appare evidente che il Cda e il Presidente del Consorzio non hanno i poteri sostanziali per trattare e negoziare con il Comune di Roma. In conclusione sono favorevole alla continuità del nostro Consorzio, ma nel pieno rispetto dell’atto Costitutivo e dello Statuto originario che abbiamo sottoscritto. Riteniamo quindi che sia necessario nominare un Commissario a tempo che sani tutte le irregolarità e le iniziative assunte dagli Organi consortili e adottate dalla assemblea a semplice maggioranza e non alla unanimità. Solo successivamente,potrà convocarsi coni necessari presupposti di legge, una nuova assemblea per la prosecuzione del Consorzio. Cordiali saluti, firmato: Giorgio Saviotti

La lettera del dott. Saviotti ci trova concordi su un solo punto: questo Cda eletto un anno fa  con il contributo determinante delle Guardie non è legittimato a continuare a gestire il Consorzio e a trattare con chicchessia. Non siamo però d’accordo che il Consorzio debba comportarsi come una mummia. E cioè che non possa modificare lo statuto. Anche se ci sono state due sentenze che lo hanno definito un condominio, il consorzio Olgiata non lo è. E nessun consorziato, a parte Saviotti e qualcun altro (Saturni), vuole rinunciare alla videosorveglianza o al verde acquisito da Pulcini (metà di quanto ci sarebbe spettato grazie a una discutibile transazione di Bernardi). Né vuole rinunciare a gestire le opere di urbanizzazione che giustificano anche le sbarre di ingresso e, in definitiva, la proprietà privata del comprensorio. 

Bisogna subito rinnovare il consiglio e il collegio dei sindaci e modificare lo statuto per evitare la “porcata” delle deleghe, al fine di evitare che il Consorzio venga gestito da un amministratore giudiziario che risponderebbe al Giudice e non certo ai consorziati.