Perché questo Cda è “incandidabile”

0
528
Bernardi e Felici all'ultima assemblea

Esattamente 30 anni fa l’Olgiata era gestita da un amministratore giudiziario, il notaio Vincenzo De Paola. Una persona simpatica che amava tanto l’Olgiata e che era consapevole che un comprensorio di 10 mila abitanti poteva essere amministrato solo con un ampio consenso.  Una sera riunì a casa sua una sessantina di consorziati, tra cui il sottoscritto, per fondare la Pro Olgiata. Tra i fondatori ricordo l’avvocato Domenico Affenita, l’ing. Giuseppe Musti, il dott.Lionello Fronzoni, l’ing. Augusto Casagni, il dott. Attilio Pernigotti e credo ci fosse anche l’attuale vice presidente del Consorzio Pierandrea Felici. Allora come oggi il problema era quello di difendere il comprensorio privato dell’Olgiata. A quel tempo il nemico numero uno era il costruttore Antonio Pulcini che tre anni dopo comprò un terzo dell’Olgiata per l’incapacità dei consorziati di coalizzarsi. Oggi l’”avversario” principale è il Comune di Roma e i consorziati sono divisi su chi può meglio rappresentarli per far valere diritti e aspirazioni. 

Alcuni ritengono che il miglior rappresentante possa essere l’attuale presidente che in sei anni non è però riuscito a scrivere neppure una bozza di accordo con il Campidoglio per lasciare chiuso il comprensorio. Bernardi è certamente un valente avvocato, ma non sa tenere un team di consiglieri ben affiatato, né sembra interessato ad una gestione veramente condivisa tanto che, nei suoi due mandati, ben una mezza dozzina di consiglieri ha preferito dimettersi piuttosto che continuare a litigare con lui. 

La frattura più recente e più drammatica è stata quella che ha coinvolto il prof. Fernando Aiuti che addirittura è stato querelato dal portavoce di Bernardi, la consigliera Paola Caruana (che a sua volta è stata querelata sia dall’illustre accademico, sia dal direttore di questo blog). Il presidente prossimo alla scadenza, incurante della bocciatura ricevuta l’anno scorso quando chiese ai consorziati una modifica statutaria per una proroga di due anni, oggi ci prova di nuovo, pretendendo di elevare il numero di mandati consiliari e così di poter essere rieletto assieme a Felici, Franzitta, e Bianchini.

Insomma egli chiede ai consorziati “una legge ad personam” pretendendo di indebolire quelle regole che sanciscono il principio del sano rinnovo degli amministratori, quale antidoto alla potenziale tentazione di farne un centro di potere, ritenendo di poter essere l’unico  ad ambire  di portare a casa un accordo con il Comune. 

Da cosa origina questa presunzione? Si basa sul fatto che il suo Cda è riuscito a realizzare alcune cose buone per l’Olgiata, dalla posa della fibra ottica alla videosorveglianza, dall’apertura del terzo varco all’accordo con la Sales per la cessione delle aree verdi ? 

Ma al primo punto del programma con il quale Bernardi e gli altri consiglieri sono stati eletti nelle ultime due elezioni c’era l’accordo con il Comune di Roma! Ed è proprio su questo tema, che può pesantemente condizionare il futuro del comprensorio, al momento esiste un recente scambio epistolare e molte chiacchiere, ma nessun vero ed incontrovertibile impegno da parte del Comune. 

Come tutti sanno mancano meno di 20mesi alla scadenza della proroga per la consegna delle infrastrutture e il Comune non demorde. I quattro quinti del tempo concesso con la proroga del 2011 sono stati irrimediabilmente sprecati e metà di questo tempo lo ha sciupato proprio Bernardi che – a riconferma dei suoi modi accentratori – ha voluto fare di testa sua facendo a meno del prof. Aiuti entrato nel consiglio del Consorzio  non solo per  il suo prestigio e amore per l’Olgiata ma anche per mettere al servizio della comunità olgiatina  le sue vaste conoscenze in Campidoglio, essendo stato un consigliere nella giunta Alemanno; l’unico che fino ad oggi è riuscito tra l’altro a negoziare una condizione vantaggiosa come la dilazione di 9 anni del termine della riconsegna delle infrastrutture. 

Nessun passo avanti poi è stato compiuto da questo Cda sul contenzioso con Parnasi sull’impianto irriguo. Sono state spese decine di migliaia di euro in spese legali e in progetti senza che alcun risultato sia stato neanche posto alla conoscenza dei consorziati, se non altro per avere una indicazione sulla linea da intraprendere –  non è il minimo da chiedere ? – mentre un giorno sì e un giorno no scoppiano i tubi in amianto! 

E la lista su quanto non è stato fatto potrebbe continuare, dal mancato accordo con l’AMA sulla spazzatura alla mancata soluzione al problema dello sconfinamento degli eredi Baldi di fronte all’isola 9, dove oggi esiste un cancello che consente ad estranei di entrare all’Olgiata passando dalla proprietà Baldi (con quale sistema di rilevamento delle presenze?), alla mancata ricostruzione del pozzo all’isola 19 promesso alla vigilia della precedente campagna elettorale, fino alla mancata erogazione delle somme per i carati pagati in più dalla società Olgiata Sport che gestisce il Country Club, che è stata “giustificata” dal vicepresidente Felici con la carenza di liquidità accusata dal Consorzio negli ultimi mesi. Ad Olgiata Nostra sono anche arrivate voci di una preoccupante situazione di cassa che fa eco – purtroppo – con un comunicato consortile con il quale il presidente ha informato di aver stretto un accordo con una grossa società di recupero crediti (di cui non è stato reso noto il nome, tanto per cambiare, né le modalità con le quali è stata scelta). 

Oltre a ciò il vertice di questo Cda è responsabile – in particolare Bernardi e Felici – del modo semplicistico (per non dire poco professionale) con il quale gestisce le attività principali del Consorzio: lavori di manutenzione e vigilanza. Non è stato capace di dotarsi di un buon ufficio tecnico (mentre l’unica figura tecnica se ne è andata in pensione), con il rischio di essere condizionato dai fornitori e da una gestione degli appalti inefficace, mentre ha fatto fuori una persona competente come il direttore per la sicurezza Giovanni Caputo. 

Infine, che dire degli atti di quotidiana gestione? I verbali dei Cda sono secretati, non si informano i consorziati dei capitolati posti a base degli affidamenti, si preferisce la trattativa privata alle gare, da ultimo non si informano con regolarità i consorziati sullo stato dei lavori in atto, dei fornitori scelti, delle condizioni contrattuali definite. Insomma una cortina impenetrabile per chi (il consorziato) volesse farsene un’ idea, anche solo perché paga quote obbligatorie. 

Last but not least, l’informazione e i rapporti pessimi con le associazioni, che vengono quotidianamente sbeffeggiate solo perché suppliscono alla carenza di informazioni da parte del Consorzio. Questo vertice ha ritenuto fake news o “stupidaggini” qualsiasi informazione non ufficiale, lamentandosi della ”fastidiosa intermediazione delle associazioni”, nonostante all’epoca delle elezioni (2013 e 2016) fosse di ben altra opinione, come le diverse interviste dell’epoca possono dimostrare.

La bocca è stata chiusa anche a quei pochi consiglieri che hanno avuto il coraggio di dire qualcosa. Un esempio recente? Un consigliere ha proposto di intestare la nuova stradina panoramica sulla strada B al prof. Aiuti.  La proposta è stata bocciata perché il prof. Aiuti si era battuto per un marciapiede e non un semplice sentiero! Ma tutti sanno che la vera colpa sono state le dimissioni di Aiuti da questo CdA, con tanto di accuse circonstanziate al presidente Bernardi, da cui il vecchio ma lungimirante professore aveva preso le distanze non per incompatibilità caratteriale, ma proprio per l’amara constatazione di un irrisolvibile accentramento della gestione consortile da parte del vertice del Consorzio.

E noi dovremmo rinnovare questi consiglieri, senza fiatare ? 

Enrico Morelli