Fabbi interroga Scotolati sul contenzioso del Country e il Consorzio ne esce con le ossa rotte!

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Pubblichiamo le domande poste dall’ing. Giorgio Fabbi al dott. Luigi Scotolati, presidente dell’Olgiata Sport a proposito…

“La storia dell’Olgiata con il Comune di Roma va riscritta”, dice l’avv.Bernardi

Ripubblichiamo l’intervista dell’avv. Bernardi concessa ad Olgiata Nostra l’8 aprile del 2013. Oggi con la nota diffusa nell’area riservata del sito consortile il presidente del Consorzio smentisce se stesso (vedi notizia in Primo piano). A quale avvocato i consorziati debbono credere, quello che si candidava a guidare il Consorzio cinque anni fa o quello che si candida oggi a gestire la trattativa con il Comune di Roma?

La storia dell’Olgiata con il Comune di Roma dovrà probabilmente essere riscritta: questa è l’opinione del nostro consorziato Giuseppe Bernardi, il quale nella sua qualità di avvocato (autorizzato dal Cda del Consorzio), ha partecipato all’ultimo incontro della presidenza Corrias con i dirigenti del Comune. Per anni il Consorzio ha cercato un’intesa con il Campidoglio, prima di far scadere la Convenzione prevista nel 2008.

Dopo che il Consiglio comunale, il 26 giugno 2008, aveva votato all’unanimità la mozione n.12 che impegnava il Sindaco e la Giunta ad attivare ogni strumento utile e necessario “per procedere in via urgente e nel minor tempo possibile alla nuova convenzione urbanistica tra il Consorzio Olgiata ed il Comune di Roma”, ne è seguita una trattativa che, come tutti sanno, è stata interrotta dall’annullamento di alcune norme del vecchio Statuto.

Con uno statuto sub-judice il Comune di Roma ha prima deciso di soprassedere e, poi, alla fine del 2011 ha concesso alla Sales sud una proroga del termine per il trasferimento di proprietà e la consegna delle strade fino al 2020. La necessità di arrivare ad un accordo con il Comune nasce dalla preoccupazione che il nostro Consorzio possa essere aperto o comunque che le strade e le altre opere di urbanizzazione primaria possano essere acquisite dal Comune, con il pericolo che le sbarre debbano essere alzate. Insomma, che potrebbe saltare la sicurezza del comprensorio, il bene più prezioso dopo il verde di cui gode l’Olgiata. Ma esiste veramente un pericolo di questo genere? E soprattutto esiste il diritto del Comune di Roma di riprendersi le strade? All’avv. Bernardi, che ha deciso di candidarsi a consigliere del prossimo Cda del Consorzio, abbiamo posto una serie di domande.

Da quanto tempo abita all’Olgiata e perché l’ha scelta?

Quando nel lontano 1987 mi sono con grande entusiasmo insediato all’ Olgiata, che all’epoca anche la stampa straniera descriveva come il più bel comprensorio d’Europa, avevo la convinzione di acquistare una casa in un comprensorio privato chiuso. Verde, sport, privacy assoluta, abitata da una consapevole e felice comunità con le sue regole associative. Un vero privilegio.  Non era una convinzione incosciente, ma meditata e studiata, avendo  attentamente letto la convenzione che descriveva l’Olgiata come “comprensorio privato”; lo stesso statuto del Consorzio, funzionale alla convenzione, prevedeva fra i compiti del Consorzio, quello della vigilanza degli accessi per tutta la sua durata e anche dopo la scadenza della convenzione, confermando la natura di comprensorio “chiuso” dell’Olgiata (solo questo può significare la “vigilanza degli accessi”).

Come ci considera invece il Comune di Roma?

Nel corso del  colloquio con Roma Capitale, dagli interlocutori,  con le mie orecchie, sento affermare, invece, che non saremmo affatto un comprensorio privato,  ma un “quartiere” di Roma e dovremmo aprire le nostre strade principali al transito di tutti i cittadini romani. Tutt’al piu’ Roma Capitale ipotizza una “concessione”, anche giuridicamente difficile da concepire,  in termini particolarmente onerosi per i consorziati per opere che Roma Capitale imporrebbe di fare. Una graziosa concessione a noi “sudditi” Olgiatini, tenuti pure …a spendere in favore dell’Amministrazione in pectore e in fieri “proprietaria”. Allora sono corso, nuovamente, a rivedermi e ristudiarmi le “carte”.

E cosa ha scoperto?

La Convenzione dice ripetutamente, lo confermo, che l’Olgiata è un comprensorio privato. Usa a chiare lettere detta espressione, comprensorio privato, che viene ribadita anche nella dirigenziale comunale che ha prorogato in favore di Sales sud di nove anni il termine per la pretesa consegna delle strade. Perché allora in Comune dicono che siamo un “quartiere di Roma” e non  (giuridicamente) un comprensorio privato come il testo della Convenzione riporta?

Altri aspetti meritano, però, un serio approfondimento giuridico. Dalla lettura di numerosi articoli della Convenzione  (ricordo gli artt. 5,11,12,13), emerge che Roma Capitale non è affatto “obbligata” ad acquisire la proprietà delle strade principali e delle infrastrutture, ma “può” ovvero ha facoltà di esercitare tale diritto di acquisto. Peraltro tale “diritto” di acquisto riservato dalla nostra Convenzione al Comune, si pone in contrasto con una previsione di (legge, ovvero di) Piano Regolatore, che all’art. 11 comma quarto ultimo capo lettera c delle norme tecniche di attuazione, prevede che per il tipo di convenzione come quella dell’Olgiata, le strade principali e le infrastrutture non debbano essere trasferite al Comune allo scadere della Convenzione.  Tale contrasto merita una seria riflessione giuridica anche sotto il profilo della validità della previsione negoziale stessa contenuta  nella nostra convenzione.

Non crede, quindi, che vadano rivisti i termini della nostra trattativa con Roma Capitale?

Credo proprio di sì e penso che il Consorzio non debba andare con il “cappello in mano” a discutere con l’Amministrazione.

Soprattutto dovrà essere chiesto a Roma Capitale qual è l’interesse pubblico e qual è l’economicità- principi che sono a fondamento dell’agire della Pubblica Amministrazione- che potrebbero giustificare l’acquisizione in proprietà di strade e infrastrutture usate solo da chi vive in Olgiata. Forzando, peraltro, non solo il nostro modo di vivere, ma la nostra “legge” (lo statuto) che ci consente, essendo il nostro un comprensorio privato, di vigilare gli accessi per tutta la durata del Consorzio.

Finora la pretesa del Comune sembra essere stata la seguente: mi prendo le strade, le dò al Consorzio in (graziosa) concessione, purché il Consorzio spenda decine di milioni per realizzare le opere che ordino al Consorzio di fare. Per di più aprendo comunque gli accessi a tutti per raggiungere le aeree verdi interne di proprietà comunale!

Mi pare francamente irragionevole, ingiusto e inaccettabile. Questa è la mia personale opinione.

Il sindaco Alemanno quando è venuto a trovarci ci ha assicurato che non aveva alcuna intenzione di stravolgere la comunità dell’Olgiata. E probabilmente non era al corrente dei nostri diritti acquisiti…

Ci sono strade diverse da battere, presupposti giuridici diversi da far valere per arrivare ad una definizione del problema e preservare le nostre caratteristiche di comprensorio privato chiuso. La comunità dell’Olgiata, deve poter decidere di continuare a rimanere nella condizione originaria (dalla sua nascita), di poter spendere ogni singolo euro per il comprensorio (per manutenerlo ed abbellirlo) per propria decisione, senza imposizioni di sorta. Mi chiedo se è mai concepibile che tutti noi che abbiamo acquistato una casa in un comprensorio con certe caratteristiche, improvvisamente le dobbiamo vedere venir meno, con stravolgimenti della nostra vita. A me non solo non appare ragionevolmente prospettabile, ma sembra anche giuridicamente  dubbio e fortemente dubbio.

Comunque, tutto dipenderà, quanto ad una nuova “strada” da percorrere dalla decisione sovrana dei consorziati, che secondo le regole consortili, dovranno decidere quale mandato conferire al Consorzio se perdurasse il “braccio di ferro” con il Comune.

Si dirà, ma il PRG del 1965, cui  si riferisce l’avv. Bernardi e la nostra Convenzione del 1968 è superato dal Piano Regolatore del febbraio 2008, dove idealmente l’Olgiata è stata inserita nella città consolidata. Non è così. L’art.45 commma 10 del nuovo PRG così recita: “Nei tessuti della città consolidata soggetti a strumenti urbanistici esistenti già approvati e non ancora decaduti alla data di adozione del presente PRG si applica la relativa disciplina”. Come ha fatto notare l’architetto Alessio Fontanesi in un articolo di risposta a una nota dell’ex presidente del Consorzio Gioacchino Gambatesa pubblicato da Olgiata Nostra il 13 gennaio 2012 il Comune ha recepito tutte le norme tecniche di attuazione del vecchio PRG all’interno del nuovo Piano Regolatore Generale di Roma del 2008, “nel fondamentale capo 10 dell’art.45”, da noi testè citato.

E questo risultato Fontanesi lo rivendica all’intervento dello stesso Consorzio del cui Cda facevano parte sia Gambatesa che lui stesso, nonché alla fattiva opera della Pro Olgiata. A conclusione di quell’articolo Fontanesi sosteneva comunque la necessità di un Accordo con il Comune di Roma, in quanto non basta dimostrare di essere un comprensorio privato e chiuso. La necessità di una nuova intesa deriverebbe, secondo Fontanesi,  dalle previsione di cessione delle infrastrutture previste nella Convenzione. Non sembra, tuttavia, che l’architetto abbia tenuto conto delle considerazioni svolte dall’avv. Bernardi in ordine alla mera facoltà di acquisizione da parte del Comune prevista nella convenzione.

L’avv. Bernardi, infine, fa notare che il Comune non solo non è obbligato ad acquisire la proprietà  delle opere di urbanizzazione, ma che non ha alcun interesse a reclamarle, in quanto lederebbe i principi dell’interesse pubblico e dell’economicità dell’azione pubblica. Ovvero perché il Comune dovrebbe accollarsi un onere di manutenzione ordinaria e straordinaria di un centro residenziale privato e chiuso fruibile solo dalla comunità olgiatina?

Se così stanno le cose allora cosa potrebbe (se non dovrebbe) fare il Comune? Prendere semplicemente atto nelle forme e con gli strumenti  pubblicistici ad hoc che non intende acquisire e prendere in consegna le infrastrutture urbanistiche della lottizzazione privata dell’Olgiata e che quindi esse possono rimanere nelle mani del lottizzatore o su sua rinuncia in quelle del Consorzio.

Enrico Morelli

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