L’Olgiata farà la fine di Casalpalocco?

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Mancano meno di dieci mesi alla scadenza della proroga di nove anni  ottenuta nel dicembre del 2011 dall’allora presidente del Consorzio, Maurizio Munno, per adempiere alla cessione delle infrastrutture e delle opere di lottizzazione del comprensorio Olgiata al Comune di Roma, in base alla Convenzione del 1958 ormai scaduta,  e nessuna soluzione alternativa si vede all’orizzonte. Il futuro del Consorzio privato dell’Olgiata non è stato mai così incerto come oggi. L’acquisizione da parte del Consorzio (grazie alla trattativa con il costruttore Antonio Pulcini condotta dall’avv. Giuseppe Bernardi) delle opere di urbanizzazione e delle strade del comprensorio, insieme a circa la metà dei terreni che ci sarebbero spettati  (secondo le Scritture private firmate alla fine degli anni Novanta tra l’ex amministratore giudiziario Vincenzo De Paola e il proprietario della Sales sud), non sembra aver messo il Consorzio in vantaggio nella trattativa con il Comune di Roma. Infatti, il Dipartimento di Urbanistica del Comune pretende oggi che le obbligazioni della Sales sud siano onorate dal Consorzio, e non nasconde la sua sorpresa che la transazione realizzata dall’avv. Bernardi non abbia previsto alcuna clausola di salvaguardia. Una precauzione che personalmente avevo ripetutamente consigliato all’avv. Bernardi.

Oggi, quindi, la prospettiva del comprensorio privato e chiuso è meno chiara di dodici anni fa, quando Munno riuscì a ottenere una delibera della Giunta comunale per un accordo di 40 anni in contropartita di lavori che si sarebbero potuti realizzare con una ventina di milioni di euro (500.000 euro l’anno!). Un accordo che fallì per l’invalidazione dello Statuto del Consorzio da parte di alcuni consorziati assistiti dall’avv. Bernardi e appoggiati dalla Sales sud.  Il problema fu poi superato  con la proroga del 2011, ottenuta da Munno con il prezioso contributo politico del prof. Fernando Aiuti. 

Sono trascorsi da allora più di otto anni, ben sette compresi nei tre mandati dell’attuale presidente, ma nessun passo avanti è stato compiuto. L’avv. Bernardi può portare a suo merito l’allungamento della vita del Consorzio al 2100, la realizzazione del piano di sicurezza e l’apertura del terzo varco, ma non una sola misura che assicuri la sopravvivenza del comprensorio privato dell’Olgiata. Tre anni fa l’avv. Bernardi si era mosso con intelligenza invitando tutti i candidati al Campidoglio a incontrare i consorziati e a discutere il futuro del comprensorio. Solo Virginia Raggi che sarebbe poi diventata sindaco aveva declinato. Tutti, tranne lei, avevano espresso l’opinione che il comprensorio privato dell’Olgiata dovesse rimanere tale anche dopo la scadenza della Convenzione. Non esisterebbe infatti alcun interesse da parte del Comune a gestire 35 km di strade, i depuratori, l’illuminazione etc., tanto più che i 10 mila abitanti dell’Olgiata vogliono continuare a farsi carico della loro gestione. 

Come mai allora non si trova un  accordo tra il Consorzio e il Comune? Il problema, come sostengono diversi esperti, è solo politico e va affrontato con i rappresentanti della Circoscrizione e del Comune, sia con la maggioranza sia con la minoranza. L’avv. Bernardi è oggi impantanato in questioni tecniche, peraltro senza l’assistenza di un urbanista, e non ci risulta che abbia fatto passi avanti sul piano politico. Ci chiediamo se egli non abbia urgente bisogno di essere assistito da un gruppo di noti consorziati, specie se politici, che potrebbero spendere la loro autorevolezza ed esperienza a supporto di un modello urbanistico unico qual è l’Olgiata. Diceva Craxi: “La politica è sintesi di molti mestieri, una professione che non possono fare i dilettanti ma i professionisti di questo mestiere: i politici”. 

In definitiva i consorziati non possono aspettare ancora e rischiare di trovarsi alla fine di quest’anno non solo con una lunga e pericolosa causa tra il Consorzio e il Comune per le obbligazioni derivanti dalla cessione delle infrastrutture della Sales ma soprattutto con un comprensorio aperto e insicuro come Casalpalocco. 

Enrico Morelli