L’era Bernardi durerà all’infinito? Cosa raccontano i dati dell’assemblea

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A una settimana dall’assemblea che ha prolungato di altri tre anni l’era Bernardi sul comprensorio dell’Olgiata, non si conoscono i risultati finali delle votazioni. Un fatto del genere non si era mai verificato e rimane inspiegabile. Ma, se riteniamo definitivi i dati diffusi sabato scorso dal Consorzio, è giustificata l’euforia che manifestava nei confronti degli scrutatori l’avvocato che ha voluto riprendersi la rivincita nei confronti di chi un anno prima gli aveva fatto saltare la straordinaria per ottenere una proroga di due anni? Molti consorziati che seguono le vicende del Consorzio si sono lanciati in analisi e conclusioni. C’è chi si è chiesto come mai il Cda eletto abbia avuto consensi diversi tra l’ala Bernardi e l’ala Felici. E come quest’ultimo abbia perso la vice presidenza. Uno scarto di 100mila carati significa che a quest’ultimo gli sono mancati molti voti, che potrebbero far capo alla Marino (Country Club), alla Caruana, a Bianchini, alla Bigolin  o allo stesso Bernardi (che sembrano far parte del cerchio magico o più votato). Oppure tra i voti non controllati attraverso le deleghe si sono manifestati liberi e diversi orientamenti? 

Un’altra domanda che molti si sono posti è se l’opposizione, battezzata Amici dell’Olgiata, che per la maggior parte può essere identificata in Olgiata Nostra, abbia fatto bene o male al vincitore. Non era meglio disertare l’assemblea come ha fatto oltre il 40% dei consorziati e così mettere in luce il dissenso o l’apatia per i termini della competizione? Se i circa 100mila carati dell’opposizione non fossero stati registrati Bernardi &co avrebbero vinto, dicono i fautori di questa tesi, ma l’opposizione avrebbe potuto rivendicare di essere più massiccia di quanto in effetti non abbia mostrato di essere. Secondo noi, che abbiamo sempre sostenuto la partecipazione alle assemblee, non sarebbe apparso un dissenso più grande, ma un’opposizione silente, pavida e alla fine perdente (che sempre identifica chi preferisce starsene a casa, fare cause contro il Consorzio o dare la delega al vicino di casa, magari per controccambiare un favore, o semplicemente per ossequio a chi  oggi impersonifica il potere nel comprensorio).

La prova che l’opposizione ha giocato un ruolo importante nell’ultima assemblea sta nei numeri, che vanno letti con attenzione. Il vecchio Cda ha ottenuto la modifica  richiesta dello Statuto per continuare a governare con circa l’80% dei consensi, ma è sceso al 62% per l’approvazione del bilancio, in cui oltre ai no per 70mila carati vanno aggiunti le schede bianche e non usate. Il dissenso così si è elevato a 220 mila carati! Non poco. Merito delle critiche sollevate da Altarocca e Morelli? Il fronte dell’opposizione si è allargato ad oltre 225 mila carati sul preventivo di spesa. 

Ma dove l’opposizione ha decisamente vinto è il nono e ultimo punto dell’odg dell’assemblea che prevedeva l’azione di responsabilità verso l’ex presidente  Maurizio Munno. Qui la maggioranza pro Bernardi non ha tenuto, malgrado l’apparente riluttanza a voler procedere da parte di chi ha guidato negli ultimi sei anni il Cda, come testimonia inequivocabilmente, oltre che la discussione tra i presenti all’incontro di sabato scorso, la sollecitazione da parte dei sindaci,  per ben due volte, di portare in assemblea la decisione. Sul punto (scrutinato al 70% dei carati!) i sì sono stati 252.264, pari al 43,19%, mentre i no si sono fermati a 155.784 carati. Se ai sì si aggiungono le schede bianche, circa 5000, e quelle non usate, oltre 170mila, la maggioranza contro Munno e contro chi voleva dimenticare il passato è stata di ben 331.805 carati.  Non ci sembra un’opposizione di poco conto per chi pensa di avere l’assemblea in pugno e per chi pensa che l’era Bernardi sia destinata a durare all’infinito.