Inchiesta/4 Ecco “l’arma”che Bernardi agita contro il Comune. Ma basterà a salvare l’Olgiata?

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“Si coglie l’occasione per ribadire che l’istruttoria del Comune è a tutt’oggi in corso  e che è costantemente seguita dal CdA”. Così scriveva, l’8 gennaio scorso,  il presidente del Consorzio, Giuseppe Bernardi sul sito consortile a conclusione di una nota in cui cercava di smentire le notizie riportate da Olgiata Nostra e di intimidire la sua redazione con pretestuose diffide.

L’avv. Bernardi in particolare sosteneva che la fideiussione richiesta al Consorzio dal Comune con la lettera del 9 febbraio 2018 era stata “un mero disguido”, in quanto il destinatario avrebbe dovuto essere la Sales sud. Aggiungeva che il Comune aveva recepito l’osservazione, ma stranamente non dava atto di una lettera rettificativa, come sarebbe stato lecito attendersi nella corrispondenza tra due enti.

La nota spiegava anche che la fideiussione faceva parte della contropartita richiesta dal Comune alla Sales sud (del costruttore romano Antonio Pulcini) per la concessione di alcune licenze edilizie e che faceva seguito alle modifiche alla Convenzione avvenute nel 2004, effettuate dal Comune di Roma con la Sales sud. Ma a quale titolo la Sales sud ha potuto modificare la Convenzione del 1958 tra il Comune di Roma e la Sogene Immobiliare, lottizzatrice dell’Olgiata?

In una lettera datata 17 maggio 2017, e di cui Olgiata Nostra per la prima volta rende noto il contenuto ai suoi lettori, l’avv. Bernardi scrive all’arch. Marco Eramo, responsabile del procedimento U.O. Strumenti Attuativi di Roma Capitale per rimettergli copia della sentena n.04301/99 della Suprema Corte di Cassazione, “la quale ha accertato che la società Parsitalia è subentrata a Sogene Casa Spa agli obblighi derivanti dalla Convenzione di lottizzazione del 1968”.  Bernardi aggiunge: “ Se avesse necessità, potremmo farle avere tutti gli atti societari in forza dei quali la sentenza in questione giunge alla predetta esatta conclusione (Sales sud quindi, non è mai stata il “lottizzatore” ndr). Tanto è vero, aggiunge il presidente del Consorzio, che il “consorzio è attualmente impegnato in un’aspra battaglia per eseguire detta sentenza, che ha condannato Parsitalia al rifacimento totale dell’impianto irriguo, ormai fatiscente. A quest’ultimo riguardo alleghiamo per Sua informazione le conclusioni di un prestigioso studio ingegneristico, che ha redatto un progetto di massima per la sostituzione dell’impianto, indicando approssimativamente un conto di diversi milioni di euro” (circa 8 per l’esattezza n.d.r.).

La sentenza citata da Bernardi, della sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, ha confermato, l’11 novembre 1998, quanto stabilito dai giudici di merito in precedenza “che, avendo la società Generale Immobiliare Sogene conferito alla Sogene casa spa (a sua volta trasferito a Parsitalia Costruzioni ndr) il proprio ramo di azienda edilizia concernente la promozione, l’esecuzione e la commercializzazione del ramo di impresa di cui faceva parte anche l’iniziativa immobiliare relativa al comprensorio dell’Olgiata, trattandosi di conferimento in natura nel suo complesso, l’acquirente subentra in tutti i rapporti…”

Ciò significa che la deliberazione n.18 della Giunta del Comune di Roma, quando era sindaco Francesco Rutelli (tuttavia non presente nella seduta del 9 gennaio del 2001, quando fu adottata la modifica alla convenzione urbanistica “Olgiata Romana” stipulata con il Comune di Roma ) sarebbe nulla. Una vera bomba!

Andiamo quindi a guardare questa delibera per capire come sia stato possibile da parte del Comune compiere un errore così grossolano. Tra le motivazioni della decisione ce ne sono alcune che lasciano più che perplessi. Per esempio quando si dice che “in virtù dell’atto di acquisto del 2 luglio 1992 la Sales sud srl è l’unica avente causa nei rapporti con il Comune di Roma relativamente alla convenzione del 9 dicembre 1968, come anche precisato nella nota della società stessa prot. DIp. IX n. 59488 del 9 ottobre 2000”. Incredibile, il Comune di Roma basa la sua decisione soltanto su una dichiarazione di parte! Poco prima il Comune, citando l’atto del notaio Mariconda del 2 luglio 1992 aveva precisato che la Sales sud aveva acquistato “la residua integrale proprietà della società venditrice, consistente in aree destinate a verde privato e o infrastrutture”. In nessuna parte di quell’atto si dice che la Sales sud era subentrata negli obblghi della società lottizzatrice.

Già un anno prima, il 22 maggio del 1991 il Tribunale di Roma con la sentenza n.563 con cui aveva condannato la Generale Immobiliare Sogene spa  e la Sogene Casa spa a completare l’esecusione dell’impianto di depurazione del Consorzio aveva ricordato che la società Olgiata Romana (della marchese Incisa della Rocchetta, proprietaria dell’Olgiata prima della lottizzazione n.d.r. )  era stata incorporata per fusione dalla Generale Immobiliare Sogene spa la quale, peraltro, non aveva adempiuto agli obblighi originariamente assunti con la convenzione stipulata con il comune di Roma; che nel marzo del 1981 tutto il complesso aziendale relativo al ramo di impresa concernente la esecuzione di iniziative di edilizia libera compreso il settore concernente il comprensorio dell’Olgiata era stato conferito alla Sogene casa spa e utilizzato per l’aumento di capitale di quest’ultima società”…

Insomma non ci potevano essere dubbi che la Sales avesse acquistato dei terreni all’asta mentre la società lottizzatrice era la Sogene Casa ovvero la sua proprietaria, la Parsitalia Costruzioni. Se quindi la modifica della Convenzione del 2004 è nulla, lo sono anche le licenze ottenute dalla Sales sud e le sue costruzioni nel comprensorio si potrebbero definire abusive?

L’avv. Bernardi sicuramente avrà fatto intendere agli interlocutori del Comune l’entità del pasticcio, visto che ha sostenuto con la lettera oggi rivelata ai nostri lettori chi è il vero lottizzatore dell’Olgiata. Ma questa arma che il presidente del Consorzio ha per ora solo mostrato (e bisognerebbe chiedersi il perché) è sufficiente per fargli ottenere quel “pezzo di carta del Comune” promesso all’assemblea dei consorziati l’anno scorso, quando aveva dovuto subire l’onta della mancata proroga del Cda attraverso una temeraria modifica statutaria? (4. Continua)