La petizione per far restare in sella Bernardi e Felici è un’offesa a tutti i consorziati

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“Più le persone vogliono l’approvazione  meno ne ottengono e meno le persone hanno bisogno di approvazione più ne ottengono”, ha scritto Wayne W. Dyer, psicologo e scrittore americano. Questo giudizio troverà conferma con la petizione anonima, ma con ogni probabilità scritta, o almeno ispirata, dal presidente del Consorzio Giuseppe Bernardi e in circolazione da alcuni giorni nel nostro comprensorio? Tra i distributori della petizione ci sarebbero persone vicine  all’ex presidente del Consorzio, Maurizio Munno, contro cui lo stesso Bernardi ha lanciato un anno fa un’azione di responsabilità sulla quale è caduto un lungo ed imbarazzante  silenzio. 

Ma cosa dice la richiesta di convocazione di un’assemblea straordinaria che dovrebbe modificare l’art.10 dello Statuto e consentire ai consiglieri non rieleggibili di potersi candidare, ovvero lo stesso Bernardi, Felici, Bianchini, Franzitta e Cremonesi? Non ci sembra che tutti questi consiglieri siano ansiosi di condividere un altro mandato con chi veramente comanda al Consorzio, ovvero Bernardi e in misura minore Felici.  Ma la petizione è scritta anche a nome loro. Vediamola:

“I sottoscritti consorziati hanno avuto modo di verificare ed apprezzare, nel corso di due mandati, l’operato e la gestione del Consiglio in scadenza con la prossima assemblea di bilancio”. Già quest’inizio fa capire che l’auspicio viene dall’alto! Che così continua: “ne è prova la grande maggioranza di consensi che si è formata alla prima ed ancor più alla seconda elezione del Cda”. La valanga di consensi è vera, ma fu ottenuta grazie al sostegno determinante di due associazioni, Olgiata Nostra e Pro Olgiata, che oggi non solo non hanno firmato la petizione, ma che per quanto ci riguarda, non si sognano neppure di farlo. 

La nota che viene dall’alto si attribuisce il merito del piano di sicurezza e l’apertura del terzo varco, che come è noto sono stati eseguiti da questo Cda ma che certamente non stavano troppo a cuore né a Bernardi né a Felici. Per quanto riguarda il terzo varco il merito esclusivo è di un centinaio di consorziati che hanno firmato un appello di Olgiata Nostra, tra cui il consigliere Roberto Bianchini, che con grande passione insieme ad altri consiglieri (Aiuti, Cremonesi, Barbarossa) lo ha sostenuto nel Cda. Ricordiamo che un tentativo recente di bloccare i lavori aveva visto l’intervento a favore, via internet, di Paola Caruana, che aveva fatto infuriare noi e soprattutto l’ex consigliere prof. Fernando Aiuti. Per quanto riguarda il piano di sicurezza, Olgiata Nostra aveva sollecitato un progetto ancor prima del primo mandato di questo Cda e aveva dovuto registrare non pochi dissensi con il presidente Bernardi, che si è convinto dell’assoluta necessità solo dopo 150 furti e soprattutto dopo alcune rapine che, due anni fa, hanno portato in ospedale una consorziata. 

La petizione apparentemente “made in via Bragaglia” sostiene, poi, che “è necessario assicurare all’Olgiata la rinnovata condizione di comprensorio privato e chiuso”. L’anonimo estensore della lettera ci fa sapere “come già riferito in assemblea dal CDA sono stati instaurati buoni rapporti con le istituzioni competenti ottenendo dei consensi tecnici e ‘politici ‘che fanno ben sperare”.

Perché la parola politici viene virgolettata? Forse non si tratta di consensi che vengono dal Campidoglio, ma solo dalla polis dell’Olgiata? Sembrerebbe proprio così, in quanto la petizione  aggiunge: “Abbiamo quindi fondato e ragionevole motivo che un radicale cambiamento del Cda possa provocare difficoltà, problematiche nuove, rallentamenti nel conseguimento di obiettivi che la stessa Assemblea ha posto al Cda in carica, principale quello che va ad ogni costo conseguito per la sopravvivenza dell’Olgiata. Per tali ragioni a norma dell’art.10 dello Statuto, sottoscriviamo la presente petizione perché l’Assemblea, così convocata, approvi la modifica statutaria di elevare a tre i limiti dei mandati per i consiglieri eletti, al posto dei due attualmente previsti dall’art.15 dello Statuto”. Incredibile, Bernardi e Felici si credono insostituibili, gli unti del Signore! Solo un anno fa i consorziati avevano bocciato la loro iniziativa della proroga biennale e oggi addirittura avrebbero la sfrontatezza di pretenderla per tre anni. E pensare che Maurizio Munno, definito tanti anni fa in un articolo del giornale Libero “un dittatore”, aveva dovuto capitolare al terzo mandato, invero molto dignitosamente, ma aveva proposto il limite del doppio mandato! 

La petizione quindi è una chiara offesa contro i 2250 consorziati dell’Olgiata che non sarebbero in grado di sostituire Bernardi e Felici e soprattutto un inaudito atto di presunzione. Solo questi signori sarebbero in grado di ottenere la “definitiva salvaguardia istituzionale di un felice Comprensorio privato anche per i prossimi cinquanta anni”? Verrebbe veramente voglia di metterli alla prova, se non dovessimo constatare l’incapacità di raggiungere l’obiettivo negli ultimi sei anni.  Come possono garantire un traguardo così ambizioso nei prossimi 21 mesi, quando scadrà la proroga della Convenzione per la cessione delle opere di urbanizzazione del comprensorio?

 Proprio perché il tempo è così ristretto è giunta l’ora che questi signori si facciano da parte al più presto per eleggere una squadra di consorziati, un po’ più umile ma non meno capace. Possibilmente senza dover assistere al gioco sporco delle deleghe raccolte attraverso la Vigilanza o attraverso gli uffici del Consorzio o, peggio, attraverso coloro che sono “in debito”con il Consorzio.

Il prossimo Cda in ogni caso  non avrà un compito facile, anche perché non potrà illudere gli abitanti dell’Olgiata, come spiegheremo nella prossima puntata dell’inchiesta sulla “trattativa” con il Comune di Roma. 

Redazione Olgiata Nostra

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