La grazia che manca ad alcuni consiglieri del Consorzio

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Ora come non mai valgono, per chi ha ancora a cuore certi valori le parole che Shakespeare, alla fine del “Re Lear”, mette in bocca a Edgar: “Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste, dire ciò che sentiamo, non ciò che conviene dire”. L’intervista della ex vice presidente del Consorzio, Paola Caruana ad Olgiata Nostra continua a incuriosire e a preoccupare i consorziati dell’Olgiata. E’ la notizia di gran lunga la più letta del nostro blog. Non è l’unica informazione che scuote il nostro comprensorio, basti pensare allo scandalo delle deleghe che ha caratterizzato l’assemblea del 2019, alla richiesta di un amministratore giudiziario da parte di alcuni consorziati, all’incertezza che regna sovrana sul futuro dello stesso Consorzio in seguito alla scadenza della proroga a metà dicembre prossimo che prevede la consegna delle opere di urbanizzazione al Comune di Roma. 

La guida del Consorzio è sicuramente in mani salde, ma non ci piace che l’avv. Giuseppe Bernardi pensi e dica che tutti coloro che esprimono un’opinione diversa dalla sua siano ignoranti o c. e ci dispiace di aver eletto dei consiglieri che per quieto vivere non siano in grado di fermare questo degrado.

Il 22  giugno del 2018 in una mail che conservo, il  prof. Fernando Aiuti, che ci ha concesso il privilegio di averlo come presidente onorario dell’Associazione Olgiata Nostra, scriveva: “Ho letto l’articolo, sarà furioso contro di noi, complimenti per la chiarezza.  Anche perchè lui si sente un giurista infallibile e per questo non ama essere contraddetto. In consiglio tirava fuori sempre la frase: “tu Fernando sei un grande immunologo, ma permettimi di dire che non hai basi giuridiche per contraddire quello che io dico, e come io non metterei bocca su problemi medici non ti intromettere su problemi legislativi o amministrativi”. Ecco la stessa cosa la dicevano in Comune quanto mi mettevo contro a certe delibere che contenevano porcate, bastava leggerle….e non c’era bisogno di essere  avvocati” .

Dopo quanto è successo nei sette anni governati da Bernardi  non si può negare che  Giorgio Fabbi avesse più di una ragione quando sosteneva che era auspicabile che nel Consiglio venisse eletta una maggioranza e una minoranza. Ciò avveniva una volta quasi automaticamente. con un metodo di votazione che è stato cambiato una trentina d’anni fa, non riesco a sapere da chi, senza che lo Statuto fosse stato toccato,  come si può leggere in un altro articolo che pubblichiamo oggi. 

Un lettore giorni fa mi ha inviato l’elenco dell’”associazione//me too dell’Olgiata”, cioè dei consiglieri che per motivi diversi si sono scontrati con l’avv.Bernardi, spesso scegliendo l’esilio attraverso le dimissioni. Ecco la lista: Fernando Aiuti, Xavier Santiapichi, Valerio Poceck, Laura Poletto, Antonio Apostolo, Maurizio Foschi, Germano Assumma, Cristiano Barbarossa, Paola Villa, Paola Caruana, Chiara Bigolin, Luciano Franzitta. E forse èstato dimenticato qualcuno. Non tutti hanno sbattuto la porta e se ne sono andati. Per esempio, Cristiano Barbarossa, ex presidente della Pro Olgiata, ha avuto il coraggio di dire di essere contro la recente modifica dello Statuto che consente ai consiglieri di governare il Consorzio per nove anni! Una modifica statutaria resa possibile, abbiamo appreso recentemente, solo con l’aiuto determinante delle guardie. 

Pochi mesi fa  l’ex presidente dell’Olgiata Sport, Luigi Scotolati che aveva concluso una transazione con Bernardi sull’annosa questione dei carati e si era speso in lodi sperticate nei confronti del presidente del Consorzio si è dovuto amaramente ricredere mostrando il coraggio, tramite una lettera inviata ad Olgiata Nostra, di affermare: ”non mi riconosco più in questo Cda”. Lo stesso coraggio non sembra dimostrare Luciano Franzitta che non si sa bene se sia dimesso perché avrebbe rotto il muro del silenzio che circonda le riunioni del Cda o se se sia dimesso per aver accantonato del fresato lungo una strada e suscitato le ire del presidente che aveva ricevuto una denuncia da parte di un avvocato. 

Qualche settimana fa Sabino Cassese, in un’editoriale sul Corriere della Sera, ha ricordato un libro, Profiles in Courage, di John Fitzgerald Kennedy, che è stato insignito del prestigioso premio Pulitzer e che io lessi nel 1963 quando studiavo in California. L’allora senatore democratico scrisse il libro durante la convalescenza di un’operazione alla schiena e ricordò otto senatori americani che avevano avuto il coraggio di prendere delle decisioni pur sapendo di alienarsi le simpatìe dei loro elettori o di importanti lobbies. Kennedy scrisse: ”Questo è un libro sulla più ammirabile virtù umana-il coraggio. Grazia sotto pressione, la definì Ernst Hemingway”.  Forse il celebre scrittore americano pensava alla grazia divina, dato che la pronunciò in un’intervista nel periodo che aveva abbracciato la fede cattolica. 

Enrico Morelli