Intrighi di palazzo e sentenze non lette sostengono la poltrona di Bernardi

0
395

Immagino che tutti conoscano la frase: «Tu quoque, Brute, fili mi». L’espressione latina, che significa «Anche tu Bruto, figlio mio», sarebbe stata pronunciata, prima di morire, da Giulio Cesare, vittima della congiura delle “Idi di marzo” del 44 a.C., riconoscendo tra i congiurati il suo caro amico Marco Giulio Bruto.

La frase si potrebbe usare per almeno due consiglieri che oggi appoggiano la candidatura del vecchio Cda, ma che in privato hanno sempre criticato i modi autoritari e poco trasparenti di gestione di Bernardi e Felici. Questi consiglieri, insieme ad altri tre, poco più di un anno fa avevano addirittura preso in considerazione di mettere in minoranza il vertice del Consorzio (Bernardi-Felici). Quattro su cinque erano pronti al ribaltone. Uno tentennò giustificandosi con il fatto che l’attuale Cda aveva ricevuto il mandato di completare i lavori e che sarebbe stato più responsabile concludere il mandato.

Una posizione in parte condivisibile, ma ora perché riproporre una formula logora, inadatta al sentire  della maggioranza che oggi vuole essere rassicurata sui destini del comprensorio più che da nuovi lavori e relative spese per valorizzare l’Olgiata? Perché non chiudere una fase in cui i lavori più importanti sono stati ormai realizzati (anche se sono ancora da testare) mentre ciò che manca è la certezza che il Consorzio possa rimanere chiuso e privato dopo il 2020?

Questi consiglieri, ma non solo loro, sottovalutano due sentenze, di primo e secondo grado, del Tribunale di Roma, che stabiliscono che il Consorzio deve seguire le regole del condominio per certe decisioni, come per esempio quelle che riguardano acquisti di terreni (vedi la sentenza di appello n.188 del  2019 pubblicata il 10.01.2019, rintracciabile sia nel nostro sito sia in quello consortile, secondo cui i terreni acquisiti gratuitamente dalla Sales sud dovevano essere approvati dai consorziati all’unanimità!). Sono sentenze “serie”, commenta il prof. Felice Ancora, ordinario di diritto amministrativo all’università di Cagliari, che fa parte della squadra del cambiamento. Sulla base di queste sentenze, peraltro originate dallo stesso Bernardi quando combatteva contro l’ex presidente Munno, e di un’altra sentenza passata in giudicato (n.13428 dell’11 giugno 2010)  una diecina di consorziati si rifiutano di pagare le spese che spetterebbero al lottizzatore (strade,impianto irriguo). Due di questi consorziati (l’arch. Arnaldo Veggi e il consigliere Cinque Stelle del Municipio XV), candidati nella squadra del cambiamento,  per puro spirito comunitario, hanno fatto sapere che se eletti non porteranno avanti questa azione giudiziaria avviata per dissociarsi dalle spese. 

La nuova squadra, oggi coordinata dall’avv. Michele Montesoro,  si rende conto che con queste sentenze, che sollevano non pochi dubbi sulla buona gestione e capacità di difesa del Consorzio, e con l’incertezza che permane sul rapporto del comprensorio con il Comune di Roma non si possono proporre nuove spese come questo Cda vuol fare nella prossima assemblea, che solo per l’illuminazione delle strade private, comporterebbe un onere di mezzo milione di euro a carico di tutti i consorziati?|