In arrivo l’assemblea annuale, ma chi comanda è solo uno

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Sabato prossimo si svolgerà l’assemblea annuale del Consorzio, che probabilmente vedrà pochi partecipanti per paura del Covid, anche se mancano meno di tre mesi alla scadenza definitiva della Convenzione con il Comune di Roma con conseguenze storiche per il comprensorio. Alle ore 1,45 del 6 luglio 1982 l’assemblea del Consorzio Olgiata proclamava gli eletti al Consiglio di amministrazione con i seguenti risultati (fra parentesi i carati ottenuti): Paolo Mariotti (74.647), Domenico Zummo (60.918), Aldo Silvestroni (17.456), Evelyne Ingold (16.440), Ernesto Orcel (10.248), Antonio Sorge (4.559), Giovanna Romano (4.544) e Saverio Finocchi (1.141).  All’assemblea dell’anno scorso è stata eletta tutta la squadra guidata dall’avv. Giuseppe Bernardi con queste preferenze: Bernardi (465.883 carati) seguito da Marino e poi da Caruana, Bianchini, Marano, Bigolin,  Felici (362.720), Franzitta, Cremonesi. Come è possibile che circa 40 anni fa per eleggere un presidente bastavano 74 mila carati e oggi ce ne vogliono sette volte di più? Come è possibile che nel 1982 si poteva diventare consigliere con poco più di 1000 carati e oggi se non si raccolgono 300mila carati non si entra nell’Olimpo del Consorzio? Forse è cambiato lo Statuto del Consorzio come potrebbe sospettare qualcuno? 

Lo statuto del Consorzio Olgiata è cambiato molte volte negli ultimi decenni per rispondere alle esigenze del momento (per esempio il testo attuale non prevede più che tra i compiti del Consorzio ci sia la gestione del Country  o la raccolta dell’immondizia).Negli ultimi anni, poi, lo Statuto ha allungato la durata del Consorzio dal 2050 al 2100 nella speranza di scongiurare l’apertura del comprensorio chiuso e privato e ha reso più democratica l’assemblea riducendo le deleghe da 20 a 10, anche se la raccolta indiscriminata sembra che continui con tutti i mezzi, soprattutto quando si vuole svolgere un’assemblea straordinaria.

Le modalità di elezione del Cda del Consorzio, almeno sulla carta, sono rimaste del tutto immutate. L’art. 8 del nuovo statuto (25 maggio 2019) è identico all’art.9 di quello originale, che secondo alcuni consorziati sarebbe l’unico valido. Che recita così:  “L’assemblea regolarmente costituita rappresenta la universalità dei Consorziati e le sue deliberazioni, prese in conformità del presente Statuto vincolano tutti i consorziati ancorché non intervenuti o dissenzienti. Agli effetti della partecipazione alle Assemblee i consorziati disporranno di un numero di voti pari ai milionesimi delle carature attribuite come all’art. 6 . I voti complessivi di tutti i Consorziati sono pertanto 1.000.000 (un milione)”.

L’art. 6 dice: “Ciascun Consorziato ha l’obbligo di concorrere alle spese del Consorzio sulla base delle propria caratura in milionesimi”. Anche l’art. 6 dello Statuto originario diceva la stessa cosa, anche se individuava con precisione i carati di alcune strutture come per esempio il Country Club, il Riding club, il Golf.

Se l’ammontare dei carati è rimasto sempre pari a 1milione, come è possibile che i risultati elettorali nel tempo si sono sensibilmente modificati? Non si sa bene quando e come qualcuno abbia deciso di contare i carati in maniera diversa, dando la possibilità a ciascun consorziato la possibilità di moltiplicare i suoi voti per il numero dei candidati! 

Così chi oggi ha 1000 carati ne ha 7000 mila se i candidati sono sette o novemila se sono nove. Si potrebbe arrivare anche a 10 mila se si decidesse di avere un consiglio di 10 componenti, come consente l’attuale Statuto. L’effetto di questa “manipolazione” ha il “pregio” di favorire i listini “bloccati” e di schiacciare la minoranza. Tranne quando quest’ultima è particolarmente forte, come lo è stata nel primo mandato di Bernardi. Oggi questo modo di conteggiare i voti ha permesso di ottenere un Cda “unitario”, dove in verità la volontà del presidente è determinante . Bisognerebbe, quindi, riflettere sui modi di eleggere il Cda del Consorzio per favorire una dialettica all’interno del Consiglio, magari con una maggioranza e un’opposizione. Ne guadagnerebbe soprattutto la trasparenza della gestione. Bisognerebbe, infine, ridurre drasticamente il numero delle deleghe per evitare che si debba ricorrere alle guardie per imporre modifiche statutarie.