Il vuoto di cassa del Consorzio è un vuoto di democrazia

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Dopo la gogna mediatica (la decisione di dare in pasto ai consorziati i nomi dei morosi dal 1 gennaio 2020), il Consorzio Olgiata guidato dall’avv. Giuseppe Bernardi e gestito dalla vice presidente Paola Caruana minaccia di tagliare i servizi ai consorziati inadempienti senza peraltro specificare come. Con un comunicato senza precedenti, che dimostra l’elevato livello della crisi finanziaria che attanaglia il Consorzio, l’avv. Bernardi comunica oggi che solo delle quote consortili di quest’anno non sono stati versati ben 850 mila euro, quasi un quarto delle spese di bilancio. 

La crisi finanziaria, che il consiglio del consorzio dice di voler affrontare con altre più severe misure, in una prossima riunione del Cda, dipende anche dal fatto che il contenzioso pregresso, superiore al milione di euro, ha assorbito la liquidità riveniente dal fondo tfr che dovrebbe essere destinato solo alle buone uscite dei dipendenti. Una denuncia che Olgiata Nostra aveva sollevato nella scorsa assemblea di bilancio, ma che era caduta nel vuoto dell’euforia creata per  concedere un terzo mandato di tre anni a un consiglio cui era stata negata una proroga di due anni solo 12mesi prima. 

E’ chiaro infatti che la crisi finanziaria del Consorzio affonda in una crisi di fiducia in una compagine che si è ritenuta indispensabile per il futuro  del Consorzio e che ha piegato lo Statuto per consolidare una situazione di potere.

Il Consorzio nelle mani di Bernardi e Caruana non solo è precipitato in una crisi finanziaria, ma anche in un vortice di iniziative legali, che vanno da quella nei confronti dell’ex presidente del Consorzio Maurizio Munno a quella dell’ex consulente per la sicurezza Giovanni Caputo (che potrebbe costare ben 130mila euro!) , da quella contro Parnasi  a quelle contro i consorziati che minacciano di lasciare il Consorzio, ma che in verità vorrebbero essere ascoltati e magari rappresentati. La crisi finanziaria del Consorzio è, almeno in parte,  figlia di una gestione autoritaria, dell’uso vergognoso delle deleghe  per acquisire consenso e del mancato rispetto delle associazioni del comprensorio,  che per molti anni hanno contribuito non poco a creare uno spirito di collaborazione con il Consorzio. In definitiva,  il vuoto di cassa del Consorzio coincide con un voto di democrazia.