Il licenziamento di Caputo potrebbe costare molto caro al Consorzio

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Il licenziamento del direttore tecnico per la sicurezza, l’ex commissario di Polizia Giovanni Caputo, è una storia incredibile che tutti i consorziati dovrebbero conoscere non solo perché riguarda la sicurezza delle persone e degli immobili del comprensorio, ma anche perché alla Vigilanza dell’Olgiata  il Consorzio destina ogni anno metà delle sue risorse, un paio di milioni di euro. Il corpo di Vigilanza oggi è composto da 30 guardie e costituisce il 60 percento del personale del Consorzio. La responsabilità della Vigilanza spetta al presidente del Consorzio, che la esercita pro tempore attraverso una licenza rilasciata dalla Prefettura. La prima autorità cui l’avv. Bernardi ha chiesto udienza quando ricevette l’incarico di presidente sei anni fa è stata, infatti, il Prefetto di Roma. 

Attraverso una conoscenza personale, il presidente del Consorzio ha potuto incontrare e apprezzare per cinque anni il commissario Caputo, un “poliziotto”  entrato nel 1978 nella Celere, poi alla Mobile di Roma, alla Criminalpol, alla DIA , alla sicurezza di un Sottosegretario di Stato e, infine, all’Antiterrorismo internazionale. Una figura, quindi, che ha svolto compiti delicati e diverse operazioni rischiose.  

Un bagaglio di esperienze vastissimo e prezioso, forse perfino eccessivo, per un comprensorio privato come l’Olgiata, dove tuttavia risiedono una ventina di ambasciatori e molti stranieri e dove i problemi di sicurezza e, a volte di assistenza, non sono poi così semplici come si potrebbe credere. Per esempio, Caputo è riuscito a risolvere il problema delle case occupate all’isola 19, a raddoppiare le auto in circolazione per il controllo del territorio con le stesse risorse umane, a far assumere personale giovane e ben preparato per la gestione delle nuove tecnologie (radar, telecamere, etc.),a svolgere delicate operazioni di intelligence di cui ovviamente non conosciamo i dettagli. 

In cinque anni di lavoro, il direttore tecnico per la sicurezza della Vigilanza del Consorzio ha inquadrato e organizzato al meglio il personale a disposizione, accrescendone la professionalità e lo spirito di corpo. Ha realizzato, poi, una costante e fruttuosa collaborazione con il Comando dei carabinieri di La Storta e con la polizia di Stato. Si è trovato, poi,  in prima fila nelle operazioni più rischiose che hanno visto impegnata la Vigilanza, soprattutto nelle ore notturne. Per svolgere al meglio il suo lavoro, di cui ogni giorno ha reso edotto attraverso un “mattinale” il presidente del Consorzio e il direttore Fabrizio Forlini, ha trasferito il suo domicilio in un appartamento vicino l’Olgiata. Infine, ha mantenuto rapporti professionali esemplari con tutti i residenti evitando di entrare nelle fazioni che nel tempo si sono purtroppo formate nel comprensorio e, infine, non ha tollerato la raccolta di deleghe da parte delle guardie. Caputo ha rappresentato, quindi, la migliore scelta di assunzione di personale compiuta dall’avv. Giuseppe Bernardi. 

Nei primi tre mesi del suo rapporto di lavoro l’ex commissario di polizia è stato assunto come consulente. Il contratto poi è stato trasformato a tempo determinato per tre anni e dal 10.2.2017 è diventato a tempo indeterminato. Segno evidente di una crescente soddisfazione da parte del presidente e del consiglio di amministrazione del Consorzio. Nel settembre dell’anno scorso, però, non ha condiviso la promozione di un sindacalista e di una guardia che avendo reclamato passate prestazioni nella battaglia contro le zanzare ha chiesto e ottenuto di essere “compensato”. Il presidente Bernardi ha quindi effettuato delle promozioni non condivise dal direttore per la sicurezza.

Passano tre mesi e alla vigilia di Natale Caputo chiede una settimana di ferie al presidente Bernardi che gliele nega. Allora ne chiede il doppio e subito dopo il direttore Forlini gli risponde di esaurire tutte le ferie maturate, una trentina di giorni. Durante le ferie a Caputo viene comunicato che il suo posto di lavoro si è “evaporato”, ovvero è stato soppresso e pertanto viene licenziato. Ma prima di ricevere la lettera di licenziamento  viene convocato dal commercialista del Consorzio il quale gli comunica che il rapporto fiduciario con il presidente si è deteriorato e il Consorzio è disposto a trovare una soluzione consensuale per porre termine al contratto di lavoro. Caputo rifiuta e chiede di essere convocato dal presidente e dal consiglio di amministrazione. Ma non ci sarà alcun incontro. Apprenderà, molti giorni dopo, dal sito consortile che il licenziamento sarebbe stato deciso all’unanimità dal Cda! Stentiamo a crederlo, visto che anche il Consiglio di amministrazione ha sempre speso parole di elogio nei suoi confronti. Non convince neppure la decisione della soppressione della figura del direttore tecnico, posizione prevista dalle norme sulla Vigilanza privata. Anzi senza di essa il Consorzio può rischiare una sospensione della licenza e una multa.

Se le cose stanno veramente così e non ne dubitiamo, c’è anche il rischio, se non la certezza, che il comandante Caputo venga reintegrato dal Tribunale di Roma, magari con la lentezza della giustizia, in uno o due anni, e con un bell’indennizzo a carico dei consorziati. E pensare, secondo quanto risulta a Olgiata Nostra,  che Bernardi avrebbe fatto un passo indietro se avesse ricevuto le scuse di Caputo, il quale invece pare se le aspettasse dal presidente!