I morosi del Consorzio messi alla gogna da gennaio

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Qual è la situazione finanziaria del Consorzio? Qual è il ritardo medio nel pagamento delle quote consortili? E quali oneri straordinari gravano sulla gestione futura del comprensorio? 

Nel momento in cui il consiglio di amministrazione ha deliberato di “spifferare” i nomi dei morosi a partire dal 1 gennaio 2020, anche se solo nel “recinto” ristretto dell’area soci del sito consortile, i consorziati avrebbero diritto a ricevere una risposta alle domande sulla situazione finanziaria del Consorzio. Invece debbono accontentarsi di uno scarno comunicato: “nella seduta del 25 ottobre 2019 il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di pubblicare sul sito consortile, a decorrere dal 1 gennaio 2020, nella sezione riservata ai consorziati cui si accede con password, i nominativi dei consorziati non in regola con il pagamento dei contributi consortili. Tanto per soddisfare la richiesta di molti di conoscere quali sono le posizioni di inadempienza, nonché per consentire a chi non ha pagato per distrazione di prenderne atto provvedendo al pagamento. Ancora una volta ricordiamo che è essenziale per la vita del consorzio che si provveda puntualmente ai pagamenti delle quote, per consentire agli amministratori di far fronte con regolarità alle spese del personale (gli stipendi) ed alle altre necessità  per fornire  un soddisfacente livello di servizi consortili”. 

Come è emerso durante la scorsa assemblea il gap di liquidità causato dai ritardi nei pagamenti delle quote consortili o dalle posizioni in contenzioso viene coperto da diversi anni con il tfr del personale. Da qualche anno, inoltre, con uno scoperto  di conto corrente di alcune centinaia di migliaia di euro garantito personalmente dal presidente del Consorzio. Anche se ciò può apparire encomiabile chiaramente non rappresenta la soluzione giusta. Una gestione più trasparente e condivisa potrebbe responsabilizzare di più i consorziati in luogo della decisione di metterli alla gogna. I consorziati invece vengono trattati come sudditi, gli si promette trasparenza e condivisione dei verbali dei Cda che invece si tengono riservati. Se poi qualcuno osa chiedere una copia del verbale  dell’ultima assemblea il costo è di 250 euro (quando basterebbe una semplice email con il relativo documento allegato). Anche il fronte legale del Consorzio è avvolto nel mistero. Chi sa per esempio quanto ci è costato il contenzioso con Parnasi senza alcun risultato utile? E chi sa come andrà a finire il licenziamento del comandante Giovanni Caputo, che pare abbia chiesto più di 130 mila euro? Come è finita l’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Maurizio Munno? E le domande potrebbero continuare.