Giammarco Altarocca: l’Olgiata che vorrei

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Olgiata Nostra ha chiesto ai candidati della “squadra del cambiamento” di presentarsi ai nostri lettori.Ecco cosa scrive il dott. Giammarco Altarocca, imprenditore nel settore immobiliare, consigliere della Banca di credito cooperativo di Formello e Trevignano Romano.

Posso dire di avere quasi la stessa anzianità dell’Olgiata, dove sono nato nel 1972, dopo che i miei genitori avevano scelto di stabilirsi nel Comprensorio già un anno prima. Pertanto qui ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza godendo della libertà e della bellezza dei prati e dei boschi che consentivano a noi bambini di avventurarci ovunque indisturbati, immergendoci in una natura ancora in gran parte inviolata. Pochi steccati e ancor meno recinti a chiudere gli spazi fisici naturali – prati, boschi, fiumiciattoli e cascatelle – nessuna torre di trasmissione o ripetitore di segnale ad inquinare gli orizzonti e la visuale, diversamente da come poi sarebbe accaduto nei successivi decenni,  dagli anni ’90 in poi e ancora di più in tempi recentissimi.

Oggi il comprensorio ha una dimensione diversa, certamente meno rurale e probabilmente più fruibile secondo i canoni di una comunità “urbana”, ma ha perso purtroppo gran parte di quelle caratteristiche originarie che ho apprezzato. Auspico invece di recuperare e preservare quanto più possibile di quel fascino originario affinché anche i nostri figli e nipoti possano godere della bellezza e della libertà dell’Olgiata di un tempo, lontano dall’inquinamento atmosferico e da quello acustico e visivo di Roma,  grazie alla “concorrenza” di spazi verdi ampiamente e liberamente fruibili , unica alternativa vincente all’attrazione frustrante  di tablet , smartphone  e Playstation varie. Nell’Olgiata che ho vissuto e che riempie ancora i miei ricordi ci si avventurava nei boschi e lungo il fosso risalendolo fino alla cascatella vicino all’isola 20 sulla strada P, si pescava persino (!!) lungo le sponde del “laghetto” in prossimità della diga sulla strada A, oggi parzialmente aperto alla vista ma ancora in gran parte recintato con una rete metallica, piegata e cadente, forse più pericolosa di quanto non siano le stesse sponde del bacino che delimita. 

Chi sarà chiamato a guidare il Consorzio dovrà anzitutto lavorare per garantire al Comprensorio lo status di comunità chiusa e privata ed in tale contesto favorire le iniziative volte a valorizzare le bellezze naturali dell’Olgiata che possano nel contempo migliorare la qualità di vita dei residenti senza tuttavia ricorrere ad opere impattanti sul residuo contesto naturale: si possono anche investire somme importanti ma per riacquisire il verde ceduto recentemente al comune di Roma; si possono realizzare sentieri di campagna per passeggiare in tutta sicurezza invece di camminamenti in calcestruzzo drenante più simili ad una pista ciclabile cittadina; si deve gestire assecondando la volontà della comunità una volta che si sia espressa in occasione di specifiche delibere assembleari per una precisa opera, senza differirla nel tempo perché si è preferito fare altro; si dovranno sfruttare le potenzialità del Comprensorio in tema di economia circolare recuperando ad esempio i tagli e le potature delle siepi e delle piante, che oggi costituiscono un rifiuto ingombrante, per  farne compostaggio o per produrre energia attraverso un gassificatore di biomasse.

Dedicarsi, con tali presupposti, alla guida del Consorzio significherà anzitutto condividere una comune visione di obiettivi  e conseguire trasparenza assoluta nella gestione : questo deve avvenire sia con riferimento alla possibilità di consultare i verbali del CDA sia con riferimento alle modalità di apertura al mercato nello svolgimento delle gare di appalto.

Giammarco Altarocca