Come riorganizzare il Consorzio Olgiata spendendo meno

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Venerdì scorso il Cda dell’Olgiata ha preso atto delle dimissioni del direttore generale, Fabrizio Forlini, che va in pensione, ma non ha esaminato la proposta che circola da tempo di stipulare un mega contratto per cinque anni del valore di oltre 400 mila euro con il dott. Valerio Pagano, uno dei tre membri del Collegio dei sindaci. 

Bene ha fatto il presidente Giuseppe Bernardi a prendere tempo. 

L’incertezza che aleggia sull’accordo con il Comune di Roma, a 88 giorni dalla scadenza della proroga per la consegna delle opere di urbanizzazione potrebbe essere un buon motivo per soprassedere.  

Le irregolarità denunciate da alcuni consorziati sull’assemblea dell’anno scorso che potrebbe rendere nulle alcune deliberazioni, a cominciare dalle modifiche statutarie, potrebbe essere un altro buon motivo per non compiere passi falsi. 

L’assunzione a tempo parziale di un commercialista che oggi svolge le funzioni di sindaco e condivide lo studio professionale con un altro sindaco desta forti perplessità, soprattutto per il cachet e per le funzioni che dovrebbe svolgere. 

Olgiata Nostra ha parlato con diversi ex consiglieri del Consorzio per conoscere le loro opinioni sull’attuale funzionamento del Consorzio e per sapere come potrebbero essere conseguite importanti economie. 

Con l’uscita di Forlini il Consorzio risparmia circa 130 mila euro l’anno, una somma che potrebbe consentire di assumere almeno due dirigenti, oppure un dirigente e commissionare diverse consulenze. 

Ma di cosa ha veramente bisogno il Consorzio? 

Certamente di un direttore, che però non dovrebbe essere un laureato in economia e commercio, ma in ingegneria. 

“Ci vuole una persona”, dice un ex consigliere, “capace di seguire un appalto e di gestire gli impianti in gestione, dall’impianto irriguo al depuratore, dalle strade all’impianto di illuminazione”. 

Attualmente il Consorzio può contare su 29 guardie, su 8 operai e su tre persone che seguono la contabilità e l’incasso delle quote consortili e da Antonella Colia che sta al front desk. 

Il contenzioso è seguito dall’Avv. Jessica Mirra e la collaborazione di Giusy Albertini e non piu’ da una società’ esterna. “Per le dimensioni  del Consorzio”, dice un altro consigliere, “tre persone che seguono la contabilità appaiono troppe, che peraltro per la mancanza di un programma di software adeguato dialogano con difficoltà”. 

Poi il Consorzio è presidiato da Carmine De Lucia, con il compito di coordinare il personale, ovvero le risorse umane.  Il contratto è a termine e pare che scada nei prossimi mesi. 

Le paghe vengono lavorate all’esterno dalla società di consulenza Rega. 

Una persona vicina al presidente Bernardi sostiene che il dott. Pagano, ove venisse assunto, potrebbe portare la gestione delle paghe all’interno del Consorzio, con notevole risparmio. 

Ma forse non ci si rende conto che la consulenza del lavoro non ha nulla a che fare con la contabilità e con le competenze di un commercialista. 

“Pagare oltre 400 mila euro, anche se per un periodo di cinque anni, per una consulenza contabile e fiscale sembra una follia”, ci dice un altro consigliere del Consorzio, il quale ritiene che l’ assistenza fiscale e contabile per un bilancio di meno di 4 milioni di euro possa costare molto meno. 

Da tempo si dice, peraltro,  che al Consorzio serva una figura tecnica, che può essere trovata oggi facilmente sul mercato del lavoro, soprattutto dopo il pensionamento di  Bragaccini. Insomma, la gestione del Consorzio va oggi ripensata e forse anche il numero degli operai e delle guardie andrebbe riconsiderato, in funzione delle esigenze effettive e dell’introduzione delle nuove tecnologie. 

Non si era detto per esempio che l’ex comandante Giovanni Caputo era stato licenziato in seguito all’introduzione del sistema di sorveglianza? 

E in ogni caso non sembra possa considerarsi una decisione di buona amministrazione aumentare i costi fissi del Consorzio quando non si sa cosa succederà fra meno di 100 giorni.