Ci sono trappole nella proposta di Bernardi?

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Il plebiscito chiesto dall’avv. Giuseppe Bernardi a nome del Consorzio e pare anche per conto del Comune di Roma al fine di acquisire le infrastrutture di urbanizzazione dell’Olgiata, che secondo la Convenzione avrebbero dovuto essere trasferite a Roma Capitale già nel 2008, nonché i 20 ettari di terreni (tra cui il grande bosco di Pratolungo al centro del comprensorio), di cui il Comune è venuto in possesso in parte per effetto delle licenze edilizie concesse alla Sales sud, rischia di abortire per una serie di motivi. 

Innanzitutto perché la lettera di adesione che è stata inviata tramite email ai consorziati e che dovrebbe essere compilata entro i prossimi 45 giorni non è supportata né da una decisione del Comune di rinuncia alle opere previste dalla Convenzione né da una disponibilità a cedere i terreni gratuitamente e neppure a fronte di un corrispettivo. Non esiste neppure uno straccio di lettera di intenti che confermi “la soluzione positiva da tutti noi auspicata e cioè quella di rimanere nel detto stato di fatto in cui ci troviamo per tutta la durata del Consorzio (2100)”, di cui parla con sicumera il presidente del Consorzio.

Qualche consorziato, inoltre, pensa che la lettera sia una vera e propria trappola. Come l’accordo fatto dal Consorzio con la società Olgiata Sport per sanare la questione dei carati.“A mio parere la ‘trappola’ sta nella frase relativa agli eventuali oneri, che se presenti, saranno gestiti per i consorziati come da statuto! L’adesione all’invito della lettera può essere considerata un’ accettazione preventiva di detti oneri (totalmente sconosciuti e neanche ipotizzati)”. Così si confida ad Olgiata Nostra un ex consigliere del Consorzio.  

Noi non pensiamo che la lettera giustifichi simili conclusioni. Anzi la lettera dice testualmente che nel caso ci saranno eventuali oneri essi saranno sottoposti al vaglio dell’assemblea, come da Statuto. Eppure molti consorziati pensano che ci sia nella proposta firmata da Bernardi una qualche fregatura. Perché tanta diffidenza nei confronti del presidente del Consorzio e dell’attuale Consiglio? 

Chi conosce le vicende dell’Olgiata rimane tutt’altro che stupito. La gestione autoritaria dell’avv. Bernardi (nei mesi scorsi ha tolto la responsabilità della comunicazione alla vice presidente Paola Caruana, per dire solo l’ultima) è nota a tutti. La sua insofferenza verso ogni critica (vedi la denuncia pretestuosa al direttore di questo sito, colpevole solo di dare notizie) ha contribuito a diffidare sia del presidente del Consorzio sia dei consiglieri che all’apparenza sembrano tutti allineati. Tranne a dimettersi all’improvviso, come è capitato recentemente con l’ing. Luciano Franzitta. I consorziati più attenti non dimenticano neppure che la sostituzione della consigliera Chiara Bigolin non è avvenuta con l’ingresso del primo dei non eletti (facente parte dell’opposizione) bensì con la cooptazione di un amico del presidente. La lista delle “malefatte” di Bernardi potrebbe continuare e non a caso un gruppo di consorziati sta per presentare al Tribunale di Roma una valanga di vere o presunte irregolarità lunga 20 pagine!

L’errore maggiore di Bernardi, a nostro modesto avviso, è stata la forzatura dello Statuto con la richiesta di un terzo mandato giustificato dalla necessità di concludere l’accordo con il Comune di Roma, di cui ancor oggi si sa poco o nulla. Anzi sembra un wishful thinking. In questo buio assoluto i consorziati fanno giustamente fatica a vedere la luce, anche se sulla carta possono essere d’accordo che il comprensorio resti privato e chiuso e che il Consorzio possa continuare a vivere fino al 2100 e magari oltre. Perfino l’avv. Piero Mancusi, che ha scritto la lettera al Comune per conto di Giorgio Saviotti, ci ha confidato oggi che se la gestione del Consorzio non fosse così opaca, perfino il proprietario del Castello potrebbe rivedere la sua posizione,  che tanto preoccupa in questo ore Bernardi e i consiglieri che gli sono vicini.