Bernardi ricorre in Cassazione ma sbaglia la durata del Consorzio

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Il 26 aprile scorso, il presidente del Consorzio Giuseppe Bernardi ha presentato un ricorso in Cassazione tramite l’avv. Massimo Ranieri per “cassare” due sentenze sfavorevoli che hanno equiparato il consorzio a un condominio.  Due pronunce del Tribunale di Roma e della Corte di Appello che hanno spinto alcuni consorziati a dissociarci dalle spese per il verde legate all’acquisizione gratuita dei terreni inedificabili ottenuti dalla Sales sud o addirittura a chiedere l’uscita dal Consorzio, come per esempio ha fatto pochi giorni fa la società Il Castello di Giorgio Saviotti. Si tratta della battaglia finale, iniziata da Fiorenzo Saturni, Emanuele Anzoino, Enrico Colussi, Giorgio Fabbi, Giovanni Mignoni, Anita Quattrucci, Arnaldo Veggi, Carlo Moroni, tutti assistiti dall’avv. Daniele Costi (consorziato) per definire la natura giuridica del Consorzio: condominio o associazione non riconosciuta? Nel primo caso le delibere per l’acquisto  di un immobile o di un terreno possono essere decise solo all’unanimità,  nel secondo caso a semplice maggioranza (lo statuto dell’Olgiata prevede l’assemblea straordinaria). Se la Cassazione dovesse confermare i giudizi di primo e secondo grado, l’acquisizione dei terreni della Sales sud sarebbe nulla, il fondo patrimoniale del Consorzio verrebbe decisamente svuotato e il futuro del comprensorio come erogatore di servizi sarebbe fortemente ridimensionato. Come dice Fabbi, oggi “pentito”, il Consorzio farebbe solo lo “scopino”. 

Ma prima di vedere come il Consorzio intende capovolgere due sentenze, che sono già costate diverse decine di migliaia di euro ai consorziati, non possiamo non segnalare un clamoroso errore sulla durata del Consorzio contenuto nel ricorso firmato da Ranieri e Bernardi: la durata del Consorzio viene indicata nell’anno 2050 mentre come tutti sanno è stata elevata con la modifica statutaria del 2012 al 2100. E’ possibile che un ricorso così importante contenga un errore così grossolano? Possibile che i nove consiglieri del Consorzio così impegnati a raccogliere deleghe per un terzo mandato non abbiano letto un ricorso così importante? E come mai l’avv. Bernardi non ha fatto menzione di questo ricorso nell’assemblea del 25 maggio? Un’altra conferma che i consorziati continuano a essere considerati “sudditi” e non proprietari del Consorzio, come peraltro fa intendere anche l’incredibile ritardo nella comunicazione dei risultati definitivi delle votazioni dell’ultima assemblea (diffusi al 90% dei voti o addirittura al 70% nel caso dell’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente del Consorzio, Maurizio Munno!).

Il ricorso in Cassazione di 32 pagine, di cui Olgiata Nostra è in grado di informare in esclusiva i suoi lettori,  chiede quindi l’annullamento della sentenza della Corte di Appello n.188/2019, pubblicata il 10 gennaio 2019 (consultabile anche sul sito del Consorzio), per la violazione e falsa applicazione di una serie di norme del codice civile nonché per l’errata interpretazione dello statuto del Consorzio Olgiata e della sua natura giuridica.

Secondo la dottrina giuridica, sostiene l’avv. Ranieri, “con la costituzione di un consorzio tra proprietari di terreni edificabili all’interno di un comprensorio si instaura un rapporto associativo tra i proprietari stessi. Lo scopo di tale vincolo associativo è essenzialmente ‘quello dell’urbanizzazione privata del comprensorio’. I consorziati in altri termini sono ‘collettivamente erogatori di servizi; e ne sono individualmente fruitori. Ciascuno di essi concorre, con l’espressione del voto in assemblea, all’assunzione delle decisioni comuni; fra tutti si ripartiscono le spese, corrisposte da ciascuno a titolo di contributo associativo (cosi F. Galgano, Diritto civile e commerciale)”. “Secondo la citata dottrina”, aggiunge Ranieri, “la qualificazione giuridica che si addice ai consorzi in parola è quella dell’associazione, anche se si tratta …di associazioni atipiche”. La Corte ha espressamente chiarito che “incorre in errore di diritto…il giudice di merito il quale, ritenuto che un consorzio costituito tra proprietari di un comprensorio lottizzato possa essere alternativamente qualificato come comunione o come associazione non riconosciuta, ometta di risolvere l’alternativa affermando che in entrambi i casi il potere di compiere atti di disposizione sui beni conferiti al consorzio dovrebbe essere fondato sul consenso unanime di tutti i partecipanti”. L’avvocato Ranieri fa presente che anche seguendo la Corte di Appello, secondo cui “occorre in primo luogo verificare quale sia la volontà dei consorziati” bisogna ricordare la modifica statutaria del 2012 che precisa che il Consorzio Olgiata è un’associazione non riconosciuta (art.21 dello Statuto). Peccato che l’avvocato del Consorzio si sia dimenticato che in quell’occasione la durata fu allungata di mezzo secolo! 

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