Bernardi privo di una strategia chiede una delega in bianco

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“Rapporti con il Comune di Roma e delibere conseguenti”. E’ questa la comunicazione contenuta nella prossima convocazione dell’assemblea del Consorzio per l’approvazione del bilancio consuntivo 2019 e preventivo 2020, che ha fatto drizzare le orecchie a quei pochi consorziati che si occupano di questioni vitali per la loro proprietà e per la loro qualità di vita, malgrado si siano resi conto ultimamente (dopo il Covid) di abitare in un “paradiso terrestre”. 

Un eden che potrebbe diventare un inferno se il comprensorio venisse aperto come Casalpalocco! E’ questo, infatti, il pericolo che incombe oggi sul comprensorio privato dell’Olgiata, essendo ancora incerta la trattativa con il Comune di Roma per mantenere privato il comprensorio. Una trattativa che in teoria dura da ben nove anni e che conosce nei dettagli solo il presidente del Consorzio Giuseppe Bernardi, che ora vuole “segretarla” con una delega in bianco. Il “re Sole” dell’Olgiata non convoca gli Stati Generali per decidere il futuro del comprensorio, ma vuol fare tutto da solo, così come fece con la transazione per i terreni ceduti dalla Sales sud, con il risultato di ottenere circa la metà di quelli che sarebbero spettati secondo le “Scritture private” firmate dal costruttore Antonio Pulcini e dall’ex commissario giudiziario notaio Vincenzo De Paola. E ottenendo di meno di quanto alcuni ex consiglieri sostengono avrebbero potuto strappare in seguito a un incontro a quattr’occhi con il costruttore romano. 

Cosa nasconde quindi l’odg della prossima assemblea  stilato personalmente dall’avvocato olgiatino? Cominciamo con il dire che la convocazione della prima convocazione per fine giugno risponde al DPCM governativo che stabilisce la possibilità di proroga dell’assemblea annuale a fine mese per l’emergenza Covid, ma la seconda convocazione contrasta con la prassi che prescrive una data massima di 30 giorni. Perché Bernardi si è concesso altri tre mesi per presentarsi di fronte ai consorziati? E perché chiede una delega in bianco per una trattativa con il Comune? Quali sono i pericoli cui vanno incontro i consorziati?

Il rinvio di 90 giorni tra la prima convocazione, fatta in modo per andare deserta, alle 7.30 del mattino, ma che potrebbe ugualmente svolgersi se il 10 per cento dei consorziati decidesse all’improvviso di presentarsi (basti leggere l’art.12 dello Statuto del Consorzio), appare ideale per poter raccogliere deleghe e “blindare” l’esito della stessa. Ma ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione meno maliziosa -che noi ci auguriamo – e cioè che il tempo di attesa imposto ai consorziati il presidente del Consorzio lo avrebbe concesso al Comune di Roma per “stanarlo”. Come è noto il Comune prima di firmare un nuovo patto con il Consorzio  vuole sapere in che cosa consistono e in quale stato si trovano le opere di urbanizzazione e infrastrutture che chiede ormai da una diecina d’anni, ovvero dalla data (2008) in cui è scaduta la Convenzione. Al momento in cui si svolgerà l’assemblea mancheranno invece solo 75 giorni alla scadenza della proroga di questa cessione!

Il presidente del Consorzio ha giustificato ai consiglieri la delega che intende richiedere ai consorziati con la necessità di rafforzare la sua posizione nei confronti del Comune. Ma qualcuno crede davvero che l’avv. Bernardi abbia bisogno di un plebiscito per strappare chissà quali condizioni al Campidoglio? 

Al Comune bisogna andare con un piano credibile, perché non è immaginabile che esso rinunci alle opere di urbanizzazione. E’ possibile ottenere solo un rinvio se il Comune si rende conto che sono necessari altri investimenti (strade da mettere a norma, illuminazione da completare, impianto irriguo etc) e che il Consorzio è disposto ad assumersene l’onere in cambio della sicurezza che gli deriverebbe dal fatto di rimanere un comprensorio privato e chiuso. La delega in bianco,  quindi , nasconderebbe un onere futuro per i consorziati di alcune decine di milioni, magari spalmati in 10 o 20anni. Eppure un’alternativa ci sarebbe ed è quella da sempre sostenuta da Olgiata Nostra: chiedere al Comune di cedere i terreni di sua proprietà(circa 20ettari) e fargli presente che il Consorzio è un condominio (lo affermano una sentenza di primo e secondo grado, contro cui  il Consorzio è andato in Cassazione!) e che il Comune non può avere alcun interesse a fare l’amministratore di un condominio. Il problema dell’Olgiata non è quindi di concedere una delega in bianco all’avv. Bernardi, per la quale noi siamo fortemente contrari, ma di discutere la migliore strategia per tenere chiuso e privato il comprensorio. Insomma, avremmo bisogno degli Stati Generali e non del Re Sol(e) o!


“Rapporti con il Comune di Roma e delibere conseguenti”. E’ questa la comunicazione contenuta nella prossima convocazione dell’assemblea del Consorzio per l’approvazione del bilancio consuntivo 2019 e preventivo 2020, che ha fatto drizzare le orecchie a quei pochi consorziati che si occupano di questioni vitali per la loro proprietà e per la loro qualità di vita, malgrado si siano resi conto ultimamente (dopo il Covid) di abitare in un “paradiso terrestre”. 

Un eden che potrebbe diventare un inferno se il comprensorio venisse aperto come Casalpalocco! E’ questo, infatti, il pericolo che incombe oggi sul comprensorio privato dell’Olgiata, essendo ancora incerta la trattativa con il Comune di Roma per mantenere privato il comprensorio. Una trattativa che in teoria dura da ben nove anni e che conosce nei dettagli solo il presidente del Consorzio Giuseppe Bernardi, che ora vuole “segretarla” con una delega in bianco. Il “re Sole” dell’Olgiata non convoca gli Stati Generali per decidere il futuro del comprensorio, ma vuol fare tutto da solo, così come fece con la transazione per i terreni ceduti dalla Sales sud, con il risultato di ottenere circa la metà di quelli che sarebbero spettati secondo le “Scritture private” firmate con il costruttore Antonio Pulcini e dall’ex commissario giudiziario Vincenzo De Paola. E ottenendo di meno di quanto gli ex consiglieri Xavier Santiapichi e Laura Poletto sostengono avrebbero potuto strappare in seguito a un incontro a quattr’occhi con il costruttore romano. 

Cosa nasconde quindi l’odg della prossima assemblea  stilato personalmente dall’avvocato olgiatino? Cominciamo con il dire che la convocazione della prima convocazione per fine giugno risponde al DPCM governativo che stabilisce la possibilità di proroga dell’assemblea annuale a fine mese per l’emergenza Covid, ma la seconda convocazione contrasta con la prassi che prescrive una data massima di 30 giorni. Perché Bernardi si è concesso altri tre mesi per presentarsi di fronte ai consorziati? E perché chiede una delega in bianco per una trattativa con il Comune? Quali sono i pericoli cui vanno incontro i consorziati?

Il rinvio di 90 giorni tra la prima convocazione, fatta in modo per andare deserta, alle 7.30 del mattino, ma che potrebbe ugualmente svolgersi se il 10 per cento dei consorziati decidesse all’improvviso di presentarsi (basti leggere l’art.12 dello Statuto del Consorzio), appare ideale per poter raccogliere deleghe e “blindare” l’esito della stessa. Ma ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione meno maliziosa e cioè che il tempo di attesa imposto ai consorziati il presidente del Consorzio lo avrebbe concesso al Comune di Roma per “stanarlo”. Come è noto il Comune prima di firmare un nuovo patto con il Consorzio  vuole sapere in che cosa consistono e in quale stato si trovano le opere di urbanizzazione e infrastrutture che chiede ormai da una diecina d’anni, ovvero dalla data (2008) in cui è scaduta la Convenzione. Al momento in cui si svolgerà l’assemblea mancheranno invece solo 75 giorni dalla scadenza della proroga di questa cessione!

Il presidente del Consorzio ha giustificato ai consiglieri la delega che intende richiedere ai consorziati con la necessità di rafforzare la sua posizione nei confronti del Comune. Ma qualcuno crede davvero che l’avv. Bernardi abbia bisogno di un plebiscito per strappare chissà quali condizioni al Campidoglio? Al Comune bisogna andare con un piano credibile, perché non è immaginabile che esso rinunci alle opere di urbanizzazione. E’ possibile ottenere solo un rinvio se il Comune si rende conto che sono necessari altri investimenti (strade da mettere a norma, illuminazione da completare, impianto irriguo etc) e che il Consorzio è disposto ad assumersene l’onere in cambio della sicurezza che gli deriverebbe dal fatto di rimanere un comprensorio privato e chiuso. La delega in bianco,  quindi , nasconderebbe un onere futuro per i consorziati di alcune decine di milioni, magari spalmati in 10 o 20anni. Eppure un’alternativa ci sarebbe ed è quella da sempre sostenuta da Olgiata Nostra: chiedere al Comune di cedere i terreni di sua proprietà(circa 20ettari) e fargli presente che il Consorzio è un condominio (lo affermano una sentenza di primo e secondo grado, contro cui  il Consorzio è andato in Cassazione!) e che il Comune non può avere alcun interesse a fare l’amministratore di un condominio. Il problema dell’Olgiata non è quindi di concedere una delega in bianco all’avv. Bernardi, per la quale noi siamo fortemente contrari, ma di discutere la migliore strategia per tenere chiuso e privato il comprensorio. Insomma, avremmo bisogno degli Stati Generali e non del Re Sol(e) o!