Allarme sui conti del Consorzio. Forti ritardi nei pagamenti

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Il bilancio del Consorzio che i consorziati sono chiamati ad approvare il 25 maggio registra un piccolo attivo che sarà portato a riserva, ma denuncia una difficoltà crescente nell’incasso delle quote consortili e in particolare nelle spese straordinarie. Dà conto di un anno straordinario per il comprensorio, in cui è stato realizzato un piano di sicurezza che ha permesso di ridurre di un terzo i furti rispetto all’anno precedente (da 35 a 24) e li ha azzerati da quando è in funzione. Altri lavori importanti sono stati realizzati, dal terzo varco prossimo all’apertura, alla posa della fibra ottica. E’questa la tanto attesa valorizzazione dell’Olgiata, che speriamo porti presto anche a una ripresa dei valori immobiliari, e che oggi il Consiglio uscente ascrive a proprio merito. Ma sbaglia a pretendere di cambiare lo Statuto per continuare a governare, come è stato ben spiegato nell’articolo “Perché questo Cda è incandidabile”.  

Il consuntivo del 2018 mette il dito sulla piaga: quasi un milione di euro di crediti in contenzioso, con il rischio che “l’amministrazione si vedrà costretta all’alienazione di parte dei crediti con conseguente perdita di valore a bilancio”. Le difficoltà di incassare le quote consortili (ben 676.929 quelle dell’anno scorso non riscosse al 31 dicembre), ma soprattutto la spesa aggiuntiva per la sicurezza ha portato a un’esplosione dei debiti, passati da 1.198.726 del 2017 a 1.435.680. E’ la voce fornitori che è aumentata di più, da 553.215 a 824.404euro. Colpisce, poi, il consuntivo per la portineria e la vigilanza, che per la prima volta supera i 2milioni di euro (2.011.635), ma rispetto al 2016 l’incremento è modesto (1.983.393). Ma, poiché rappresenta il 50 per cento della spesa del Consorzio è la voce che merita più attenzione. Ci si può chiedere, per esempio,  se le nuove tecnologie per la videosorveglianza, cui va aggiunto un onere annuo di manutenzione di 50mila euro non richiedano uno studio attento sull’organizzazione e l’utilizzo  del personale. Licenziare il direttore della sicurezza e assumere altre guardie non ci è sembrata la soluzione migliore.

Un’altra voce che sembra strabiliante è quella delle spese telefoniche e postali preventivata in 27mila euro e posta a consuntivo a una cifra doppia (52.007). Gli addetti agli uffici si sono messi a telefonare di più per sollecitare il pagamento delle quote consortili? O forse grava l’inutile assemblea del dicembre scorso servita per silurare Paola Villa e ratificare un accordo per i carati del Country Club?  Altre due poste di bilancio, meritano la riflessione dei consorziati. Il credito in contenzioso di 77.400 euro nei confronti della Sales sud e quello di 12.052 nei confronti dei signori Baldi, giusto atto transattivo del 2006. Questo accordo, che consente agli eredi Baldi e aventi causa di entrare e uscire dal Consorzio dall’esterno, non andrebbe rivisto? Qualche consorziato si chiede infine se il sentiero pedonale sulla strada B costato finora 46.300 euro, ma il cui costo è destinato a lievitare intorno agli 80mila euro non serva all’attuale vertice del Consorzio per scopi elettorali, come le panchine fatte installare trent’anni fa dall’amministratore giudiziario dal notaio Vincenzo De Paola. Molto onestamente ieri noi abbiamo visto dei ragazzi correre su quel sentiero e quindi non è vero che ci passeranno solo i filippini per evitare le auto che sfrecciano sulla strada B, come afferma qualcuno. Siamo però convinti che l’opera, realizzata alla vigilia delle elezioni, anche se valorizza l’Olgiata, non può che definirsi elettorale. E se non lo fosse perché non completarla con l’intero percorso intorno al laghetto (costo stimato altri 20mila euro) per farla diventare una pista ciclabile o una bella passeggiata di ben 1,7 km?

Infine, i consorziati sono chiamati a decidere sul preventivo per il 2019. Le voci che hanno colpito di più la nostra attenzione  sono l’incremento di 20 mila euro per la spesa della fognatura, la nuova spesa di 48 mila euro per la manutenzione e la riparazione degli ingressi nonché l’assenza di svalutazione dei crediti, che per il 2018 ha gravato per 50 mila euro. Non ci è chiaro, infine,  il fondo “acconto spese per investimenti di 50mila euro”. 

La relazione di bilancio sottolinea che “il presidente e il vice presidente come tutti gli altri membri dell’attuale Consiglio di amministrazione non percepiscono alcun compenso per lo svolgimento del loro incarico”, mentre i sindaci costano ben 26.645 (non basterebbe un solo sindaco invece di tre?).  Chiediamoci allora perché questo vertice insiste tanto per restare, visto che un’alternativa qualificata esiste.